Per parlarvi del 7L ho pensato che forse sarebbe stato più opportuno accompagnare le parole a delle immagini e alla musica.

Questo, se ci riesco, come vedrete è per una importante ragione. 

L'intenzione è, infatti, quella di trasmettere l'atmosfera di questo luogo. La sua qualità. La qualità di una presenza, la qualità stare nel presente.

Non tanto quante cose si facevano, ma come venivano fatte. La qualità di un essere presenti.

Il 7l si affacciava sulla strada, in via luca giordano, accanto a quello che era l'ospedalino.

Si varcava la soglia e quel luogo era un ambiente abitato da cose e persone che lo rendevano ogni giorno un luogo speciale: un'esperienza.

Fermiamoci a guardare con gli occhi dell'immaginazione questa parola: esperienza.

A volte quando si riesce a connettere le parole alle immagini le restituiamo la qualità del sentire. Le cose possono riaccendersi di un senso.

Se ci fermiamo a guardarla più da vicino l'Esperienza ha in sé l'ex-periri, il passaggio attraverso il perire, il perdere… un passaggio cruciale.

Passare attraverso la perdita, quella che ci fa diventare esperti, "periti”...

l'esperienza ci fa periti… ci fa morire un po'. E dura tutta la vita

Paradossalmente si potrebbe dire che se non si muore non si vive.  

(Periri, pericolo, perimetro…e con un po' di fantasia arriva alla mente "Ápeiron”, dei filosofi greci, che seguendo una linea non canonica, non è l'infinito, ma la terra… la polvere … chi non ricorda il passaggio biblico … polvere sei e polvere ritornerai.)

L'esperienza è un attraversamento nella perdita, un passaggio sulla soglia, sul confine, sul limite  "tra il non più e il non ancora” … che ci obbliga ad una sosta molto difficile.

Il presente è molto difficile, che chiede una presenza, un essere presenti delicato.

quando tra "il non più e il non ancora” non si ritrova l'abituale continuità che ci rende familiare il mondo,

quando questi due punti "il non più e il non ancora” si allontanano smisuratamente, si spalanca una realtà che non riconosciamo, in cui non ci si riconosce più, che spezza, che frantuma le nostre abitudini alle cose a agli affetti, allora siamo nella "terra di nessun dove”. Nell'attesa. Siamo appesi. È come stare tra zero e infinito… ma senza alcun numero di riferimento. Tra un amore e un dolore infiniti.

Due dittatori questi che rendono necessario non essere soli. In questo non stare da soli c'è bisogno di immagini. Immagini e presenze silenziose.

Abbiamo bisogno di immagini, dice Canetti, immagini che ci accompagnino nella "realtà”, per ritessere i fili e le trame di nuovi sensi e di una nuova vita, di un vivere diversamente per essere migliori.

"Quando ci sentiamo sopraffatti dal fuggire dell'esperienza, ci rivolgiamo ad un'immagine. Allora l'esperienza si ferma e la guardiamo in faccia. Allora ci acquietiamo nella conoscenza della realtà che è nostra.”

Che ritorna ad essere nostra.  

Ecco perché vi ho proposto questa serie di immagini che ci hanno accompagnato nella realtà e nel lavoro del 7L.

Paola Bartolozzi