Leah Ellenberg Ph.D.

e altri

 

Uso dell’ipnosi per il

trattamento multisomatico

di una ragazzina

con leucemia


Un’adolescente con leucemia mieloide cronica é stata trattata con l’ipnosi per varie complicanze della malattia e della terapia durante gli ultimi 4 mesi di vita. Prima e dopo le sedute ipnotiche si sono raccolti dati quantitativi e qualitativi sui seguenti sintomi: dolore acuto e ansia durante le aspirazioni di midollo, dolore cronico (cefalea e mal di schiena), ansia e vomito durante la chemioterapia, anoressia, malessere associato ai rialzi febbrili. I confronti tra condizioni pre- e postipnotiche indicano che il trattamento é stato efficace per il dolore acuto e cronico, l’ansia, le sensazioni corporee spiacevoli e forse anche per la nausea e il vomito. Si presentano e discutono le tecniche usate, i limiti dell’ipnosi e i problemi clinici rilevati in questo caso.

L’uso dell’ipnosi per alleviare i sintomi e gli effetti collaterali iatrogeni del cancro risale al 1912. 1-7 Il fatto che i bambini e adolescenti siano soggetti ipnotici migliori degli adulti 8,9 rende questa tecnica particolarmente promettente in età adolescenziale. Essendo l’adolescenza una fase evolutiva caratterizzata dall’impegno per conquistare l’indipendenza, il senso di autocontrollo offerto dal sollievo sintomatico mediante l’ipnosi sembra costituire un vantaggio particolare per questa fascia d’età. Vari autori 5-7 riferiscono circa l’uso del training ipnotico in oncologia pediatrica per alleviare il dolore, il malessere, e l’insonnia, anche se non riportano dati oggettivi che documentino i risultati ottenuti. Il presente studio, su ‘un’adolescente con leucemia mieloide cronica trattata con l’ipnosi per vari problemi relativi alla malattia e alla cura negli ultimi mesi di vita, utilizza il confronto del quadro sintomatologico pre- e post-ipnotico.

 

Storia del caso

K.J. é una ragazzina a cui é stata diagnosticata una leucemia mieloide cronica a 12 anni. La malattia, tenuta sotto controllo con cicli di Busulfan, é rimasta asintomatica per 4 anni, finché é comparsa una trasformazione blastica. Sono stati praticati 2 cicli di chemioterapia combinata, con un intervallo di 6 settimane. K.J. é stata in ospedale per 4 mesi fra i due cicli chemioterapici per infezione da Escherichia coli e poi per 9 settimane dopo il secondo ciclo, fino al decesso. I contatti con la paziente sono iniziati durante il ricovero immediatamente successivo alla diagnosi di trasformazione blastica.

Metodi

La paziente generalmente tollerava senza lamentele le procedure mediche, ma presentava ansia e dolore intenso in occasione dei prelievi di midollo. Essendo l’esperienza del dolore strettamente soggettiva, basata com’é su una combinazione complessiva di fattori fisici e psicologici, si é ritenuto che una valutazione numerica soggettiva costituisse uno strumento di misura ottimale. Per stabilire il livello base preipnotico, si sono registrate le risposte di K.J. in occasione di sue prelievi con biopsia del midollo, chiedendole di indicare subito dopo il prelievo le sue reazioni soggettive prima, durante e dopo la procedura, su un apposito questionario per il monitoraggio separato dell’ansia e del dolore in base ad una scala da 1 (assenza di sintomo) a 5 (intensità massima).

L’intervento ipnotico é stato quindi impiegato per le successive 6 aspirazioni, di cui 3 con biopsia. La terapeuta (Leah Ellenberg) praticava l’induzione ipnotica prima del prelievo e rimaneva accanto alla paziente durante la procedura. Le consegne specifiche impartite in ipnosi erano le seguenti:

1. mantenimento del livello desiderato di vigilanza, con la possibilità di muoversi e conversare;

2. dissociazione di mente e corpo, in modo che la consapevolezza delle sensazioni non comportasse dolore o malessere;

3. distorsione del tempo, cosicché ogni periodo di malessere sembrasse più breve;

4. trasferimento dell’anestesia del guanto all’area interessata dal prelievo.

Dolore cronico: cefalea e mal di schiena

La paziente lamentava gravi cefalee e lombalgie croniche iniziate prima del ricovero, dopo il primo ciclo di chemioterapia. Il livello base dei sintomi é stato rilevato mediante monitoraggio quotidiano del livello medio d’intensità su una scala da 1 a 10, ripetuto in tre momenti diversi del giorno (mattina, pomeriggio e sera). Dopo 12 rilevamenti (4 giorni) cominciò il trattamento ipnotico, consistente in 2 sedute di 30’ a distanza di 24 ore. La suggestione ipnotica utilizzata puntava sul rilassamento totale, l’aumento di energia e benessere durante piacevoli attività fantasticate e il diretto suggerimento di analgesia.

Nausea e vomito

Durante il primo ciclo di chemioterapia K.J. ebbe numerosi episodi di nausea e vomito. A lei e alla madre fu chiesto di indicare frequenza e intensità dei sintomi su una scala da 1 a 10. Nel trattamento ipnotico prima del secondo ciclo si sono impiegate suggestioni generali di maggior tolleranza alla chemioterapia e il suggerimento specifico di entrare in rilassamento al primo segno di malessere, in modo che la nausea incipiente potesse fungere in seguito da segnale per l’autoipnosi.

Anoressia

Talvolta dopo l’ultimo ricovero, K.J. presentava anoressia e soffriva di nausea e vomito dopo mangiato o dopo l’assunzione di farmaci per via orale. Dopo 3,5 giorni di scarso appetito durante i quali l’alimentazione solida si era ridotta a una macedonia e una tazza di pere cotte, fu istruita a rimanere in ipnosi dal collo in giù restando vigile dal collo in su, così da permettere al suo corpo di ingerire il cibo senza ostacoli e ottenere un piacevole stato postipnotico ai prossimi pasti.

Febbre

Nel corso delle ultime 9 settimane in ospedale, la paziente aveva punte febbrili oltre i 38 C° almeno una volta nelle 24 ore. In due sedute ipnotiche é stata introdotta la fantasia guidata di giacere su una spiaggia in una bella giornata, con l’istruzione di usare le immagini del sole che riscalda le membra e della brezza marina che le rinfresca, combinate nella proporzione necessaria ad ottenere uno stato soggettivo di benessere. A K.J. fu consegnato inoltre il nastro con la registrazione della seduta che ha potuto usare in seguito 7 volte in assenza della terapeuta.

RISULTATI

Dolore acuto e ansia

Dopo l’ipnosi c’é stata una riduzione della valutazione soggettiva d’intensità del dolore e dell’ansia, prima, durante e dopo i prelievi di midollo. (fig.1). Inoltre, la famiglia e gli operatori hanno notato un miglioramento delle reazioni comportamentali durante la procedura.

Dolore cronico: cefalea e mal di schiena

Dopo l’intervento ipnotico le valutazioni soggettive del dolore da cefalea e lombalgia sono diminuite nettamente (fig.2). Nei 4 giorni del periodo preipnotico era stata somministrata 8 volte codeina e le infermiere avevano riportato in cartella 5 lamentele della paziente circa il dolore. A 24 ore dal trattamento K.J. non segnalava alcun dolore e nel periodo postipnotico non sono stati somministrati analgesici né sono comparse in cartella altre segnalazioni di cefalea o mal di schiena.

ANSIETA’

DOLORE

Fig. 1-Valutazioni soggettive medie di ansia e dolore prima, durante
e dopo i prelievi di midollo, per le procedure eseguite prima e dopo il trattamento ipnotico.

Durante l’ultimo ricovero K.J. ha denunciato un periodo di 3 giorni di cefalea e lombalgia e le infermiere hanno registrato in cartella 4 segnalazioni di dolore. Dopo una seduta di ipnosi, con suggerimento di concentrare l’attenzione sul dolore e lasciarlo dissolvere gradualmente, la paziente ha riferito un certo sollievo, accresciuto poi con l’autoipnosi nel corso successivo della giornata. La prima nota in cartella dopo la seduta riferiva una riduzione della cefalea; per tutto il resto del ricovero non sono comparse altre segnalazioni di cefalea o lombalgia. K.J. ha ripetutamente osservato che riusciva a usare l’autoipnosi in assenza della terapeuta per alleviare piccoli attacchi di cefalea.

Nausea e vomito

La frequenza di nausea e vomito si é ridotta notevolmente durante il ciclo di chemioterapia successivo al trattamento ipnotico, in confronto al precedente (tab.1). I dosaggi erano ridotti della metà del secondo ciclo, mentre il trattamento anti-emetico é rimasto all’incirca equivalente: 225 mg. di Torazina e 75 mg di Fenergan nel ciclo 1, 300 mg di Torazina nel ciclo 2. In conseguenza la riduzione dei sintomi non si può attribuire esclusivamente all’ipnosi.

Anoressia

Dopo la seduta pomeridiana di ipnosi, col suggerimento di aumentare l’alimentazione orale, K.J. ha mangiato una piccola quanittà di cibo solido a cena (3 cucchiaini di gelatina, 1 cucchiaio di carne di manzo, 1/8 di fetta di pane) e l’indomani a colazione (1/3 di banana, fetta di toast, pera). Tuttavia, ha vomitato 3,5 ore dopo la prima colazione. Un secondo intervento ipnotico in circostanze simili é stato anch’esso seguito da un aumento dell’assunzione di cibo, ma ancora una volta é intervenuto il vomito a distanza di qualche ora. L’autopsia ha rivelato ulcere gastriche e del colon, che possono spiegare la sintomatologia gastrointestinale.

Febbre

Le dichiarazioni fornite da K.J. prima e dopo le due sedute ipnotiche finalizzate alla riduzione delle punte febbrili indicano un miglioramento soggettivo delle condizioni. La paziente riferiva inoltre che il nastro registrato era anch’esso efficace ai fini del rilassamento e del benessere corporeo in generale. Le letture termometriche prima e dopo le sedute non mostravano invece una diminuzione significativa della temperatura.

Stadio terminale

L’ultima seduta ipnotica si é tenuta 19 giorni prima del decesso. Dopo appena 5 minuti circa K.J. ha aperto gli occhi e ha chiesto di interrompere la seduta perché non riusciva a rilassarsi. E’ stato questo il primo caso di induzione ipnotica mancata. Da quel momento la paziente ha rifiutato altre sedute e non é più riuscita a usare efficacemente i nastri per l’autoipnosi, pur chiedendo ancora il sostengo psicologico, che Leah Ellenberg ha continuato a fornirle quotidianamente.

Fig.2 - Valutazioni soggettive medie dell’intensità della cefalea e del mal di schiena rilevate tre volte al giorno (mattina, M; pomeriggio, P; sera, S, durante i periodi preipnotico e postipnotico.

 

Ciclo 1 (4 giorni)

(Preipnotico)

Ciclo 2 (4 giorni)

(postipnotico)

 

Nausea

   

Frequenza

30

4

Intensità media *

 

7,10,05

Vomito

   

Frequenza

30

2

Intensità media *

10,0

10,0

Agenti chemioterapici

   

Vincristina

2 mg

1,125 mg

Prednizone

20 mg x 12

20 mg x 12

5-Azacitidina

75 mg x 8

37,5 mg x 8

Citosina arabinoside

40 mg x 11

18,8 mg x 12

Daunomicina

45 mg x 3

22,5 mg x 3

Antiemetici

   

Torazina

2,25 mg

300 mg

Fenergan

75 mg

 

* Scala 1 - 10 (1 = lieve; 10 = grave)

Tab.1 - Sintomi e dosaggi durante i cicli di chemioterapia pre- e post-ipnotico.

 

 

 

Discussione

L’ipnosi é stata impiegata nel tentativo di alleviare una varia sintomatologia in un’adolescente con leucemia mieloide cronica in trasformazione blastica. Valutazioni soggettive della paziente e osservazioni del personale infermieristico sembrano indicare l’efficacia del metodo per attenuare il dolore acuto in occasione dei prelievi di midollo, la cefalea, il mal di schiena e le sensazioni soggettive di freddo o di calore eccessivo, oltre a ridurre forse la nausea e il vomito da chemioterapia e a promuovere un rilassamento generale. Meno utile l’ipnosi é apparsa per trattare l’anoressia e i rialzi febbrili.

Questo caso illustra l’utilità di coordinare il trattamento medico e psicologico nel far fronte a problemi così complessi. Durante la chemioterapia, per esempio, un approccio combinato con dosaggi più bassi ed intervento ipnotico si é dimostrato positivo, ottenendo un drastico calo della nausea e del vomito. E’ inoltre essenziale, quando si usa l’ipnosi per il trattamento sintomatico, non abbandonare la ricerca dieziologie organiche dei sintomi in questione, per evitare che il miglioramento sintomatico mascheri problemi che richiedono un trattamento medico.

Le sedute ipnotiche con la terapeuta si sono dimostrate più efficaci dell’autoipnosi col progredire della terapia, forse a causa dell’accresciuta dipendenza emotiva o dell’impossibilità di mobilitare lo sforzo mentale necessario alla concentrazione senza un aiuto esterno. Prima dello stadio terminale, i nastri registrati delle sedute presentavano una moderata efficacia, indicando che questo metodo può essere utile con pazienti in condizioni relativamente buone, che abbiano ricevuto un precedente training ipnotico e non possano contare sulla presenza costante di un ipnoterapeuta. Benché l’induzione del rilassamento profondo fosse facile da ottenere con questa paziente mediante varie tecniche ipnotiche, per un efficace sollievo dei sintomi non bastava l’induzione di uno stato ipnotico generale, ma erano necessari suggerimenti specifici. Generalmente, l’intervento ipnotico si é dimostrato più efficace nell’alleviare la percezione soggettiva del dolore e del malessere che nel produrre modificazioni fisiologiche oggettivamente osservabili, dato questo che conforta la teoria della coscienza divisa, proposta per spiegare e fenomeni ipnotici. 12. Comunque, l’intervento dell’effetto placebo o di una tendenza a compiacere il terapeuta esagerando il miglioramento ottenuto non può essere escluso del tutto come fattore significativo ai fini dei successi osservati.

Varie ipotesi si possono fare a proposito dell’efficacia decrescente dell’ipnosi durante la fase terminale. La paziente ha cominciato a presentare sintomi di disfunzione del sistema nervoso centrale, fra cui i periodi di allucinazione, obnubilamento della coscienza, tremori e agitazione, due giorni prima dell’ultima seduta ipnotica. Questi sintomi del sistema nervoso centrale possono essere stati prodotti dall’anossia secondaria alla grave congestione polmonare presente nella fase terminale, o da una degenerazione neurale legata alla malattia, come indicherebbe il reperto autoptico di un eccesso di cellule gliali nella corteccia. Durante la fase terminale la paziente era comprensibilmente sconvolta dalla gravità della situazione. L’incapacità di entrare in ipnosi, così come l’insonnia frequente, potevano essere dovute alla resistenza che opponeva alla perdita di coscienza, a causa del timore della morte.

La paziente e la famiglia hanno richiesto e ottenuto un frequente sostegno psicologico nel periodo in cui l’ipnosi era inefficace. Ciò indica l’opportunità di integrare il trattamento ipnotico con l’assistenza psicologica da parte di un terapeuta che, oltre a saper impartire il training ipnotico, sia capace di rispondere all’ampio ventaglio di problemi emotivi che si accompagnano ad una grave malattia. 7

 

Ringraziamento

Siamo grati a Ruth Butterfield per il suo aiuto nella preparazione del manoscritto.

 

BIBLIOGRAFIA

 

1. Butler B "The use of hypnosis in the care of the cancer patient" Cancer 1:1; 1954.

2. Erickson MH, "Hypnosis in painful terminal illness" Am.J.Clin. Hypn. 1:117, 1959.

3. Lea P, Ware P, Monroe R "The hypnotic control of inctable pain" Am.J.Clin.Hypn. 3:3, 1960.

4. Sacerdote P "Hypnosis in cancer patients" AM.J.Clin.Hypn. 9:100, 1966.

5. La BAw W, Holton C, Tewell K, Eccles D "The use of self-hypnosis by children with cancer" Am.J.Clin.Hypn. 17:223, 1975.

6. Gardner GG, "Childhood death and human dignity: Hypnosis for David" Int.J.Clin.Exp.Hypn. 24:122, 1976.

7. Dash J "Hypnosis for Symptom amelioration" in Kellerman J (ed.): Psychological Aspects of CHildhood Cancer, Springfield, III, CC Thomas, 1980.

8. London P, Cooper LM "Norms of hypnotic susceptibility in children" Dev.Psychol. 1:113, 1969.

9. Morgan AH, Hilgard ER "Age differences in susceptibility to hypnosis" Int. J.Clint.Exp.Hypn 21:78, 1973.

10. La Baw W"Adjunctive trance therapy with severely burned children" int. J.Child Psychother 2:80, 1973.

11. Olness K, Gardner GG" some guidelines for uses of hypnotherapy in pediatrics" Pediatrics 62:228, 1978.

12. Hilgard E, Hilgard JR "Hypnosis in the Relief of Pain" Los Altos, Wm Kaufman, 1975.


Leora Kuttner Ph. D.

Cynthia Stutzer R.N.M.S.

 

Le immagini mentali per i

bambini che hanno dolore:

la minaccia alla vita e

l’approssimarsi della morte


Quando la vita si avvicina alla fine, l’uso terapeutico delle immagini mentali é un metodo dolce, non invadente, concentrato sul bambino, che risparmia le energie ai bambini e adolescenti che hanno dolore fisico e psichico. Si dice che una semplice immagine vale mille parole. Così anche un’immagine mentale, per chi di parole ne ha poche, può comunicare tanto quando l’energia é ridotta e il tempo é prezioso. Le immagini mentali offrono inoltre un’esperienza alternativa piena di significato quando la realtà presente é carica di dolore, ansia, paura e tensione. L’immersione in un’esperienza immaginativa può sostenere la forza interiore e la stima di sé e attenuare il dolore, l’angoscia e il terrore. Può permettere al bambino di far fronte a una situazione intollerabile e aiutarlo a lasciarsi andare - perfino davanti alla morte.

"Le immagini mentali hanno una potenza e una dolcezza che ben corrispondono alle migliori capacità della psiche di curare se stessa. Usate efficacemente non sono una pura e semplice tecnica o strumento ma proprio parte integrante del tessuto della psicoterapia, in quanto sono un aspetto di sé che (ciascuno) porta nel lavoro terapeutico, non meno delle sue parole, dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri. e la persona impara col tempo a trovare la forza e anche gioia nell’uso creativo e curativo delle proprie immagini interiori" (1, p.165)

Quando si usano per il controllo del dolore, le immagini mentali operano in sinergia con gli analgesici per ridurre il dolore e il malessere. 2

Via via che nel bambino crescono l’attenzione e il coninvolgimento nell’esperienza immaginativa, é sempre maggiore la capacità di accentuare le sensazioni di benessere, dissociarsi dal dolore, ridurre l’ansia o alterare le sensazioni e percezioni del dolore stesso. 3,4 Scrive Karen Olness, pediatra e ricercatrice eminente:

"A differenza di quanto succede negli adulti in generale, il bambino potrebbe consapevolmente rendersi conto di saper fronteggiare, sfidare e scacciare le immagini della paura mediante il gioco. La nostra ricerca con sperimentazioni controllate ha documentato volontariamente certi processi fisiologici ritenuti in precedenza autonomi (p.es. ossigeno transcutaneo, temeratura periferica, potenziale evocato uditivo nel tronco cerebrale). Via via che riescono a realizzare il controllo richiesto, i bambini spesso descrivono delle immagini spontanee che hanno utilizzato per ottenere i cambiamenti voluti. Le immagini variano da bambino a bambino, sono uniche e inaspettate. Siamo convinti che capire la fonte e la natura delle immagini che mettono in moto il processo neuroumorale a cascata sia più importante degli apparecchi a cui i bambini sono collegati". (5, p.173).

Ancora non sappiamo in che modo le immagini mentali agiscano sul dolore e su altri fattori fisiologici, ma la nostra esperienza clinica ci dice che sono un mezzo efficacissimo per curare i bambini e adolescenti che soffrono. In queste pagine, attraverso esempi clinici, daremo delle linee generali e descriveremo modi diversi di usare l’attività immaginativa con bambini che affrontano una malattia grave, che sentono dolore o che si avvicinano alla morte.

INDICAZIONI GENERALI

* 1. Relazioni personali

E’ meglio nella fase terminale non coinvolgere una nuova figura professionale, ma continuare con le persone che il bambino conosce di più. Un rapporto personale consolidato, costruito su comprensione e rispetto profondi sarà la base per scegliere immagini che meglio corrispondano ai bisogni che il bambino ha in quel momento. Lasciatevi guidare dalla conoscenza personale e dall’esperienza fatta fino ad allora con ogni bambino, variando metodo e stile secondo il livello evolutivo e tenendo conto di fattori etnici e culturali. E’ importante che la flessibilità e l’attenzione ai desideri, allo stie individuale e al livello di energia del bambino siano mantenute durante tutto l’incontro. Il sostegno non invadente che gli viene offerto da’ al bambino la libertà di entrare più a fondo nell’esperienza, senza spiegazione o interpretazione.

Perdurando la malattia e la stanchezza, il bambino che si avvicina alla morte tende a rinchiudersi in se stesso. Quando avviene questo, spesso nel bambino diventa più forte ladipendenza dai genitori e il rapporto con il terapeuta può allora modificarsi così da facilitare il rapporto genitore-bambino. Per quei genitori che non sanno che cosa dire o fare quando il bambino soffre o sta morendo, le immagini mentali possono offrire una cornice entro cui comunicare, diminuire il loro senso d’impotenza e creare dei ricorsi di cui potranno far tesoro dopo la morte del figlio. E’ un modo giocoso, intimo e vitale di stare con lui quando le sue energie sono scarse e gli é difficile chiamare a raccolta quel minimo di forze indispensabili per un vero scambio ludico. L’immaginazione guidata o interattiva può allora essere un grande nutrimento spirituale.

Abbiamo spesso aiutato i genitori che volevano usare le immagini mentali in maniera molto semlice e diretta con il proprio figlio malato, come in questo esempio:

Tammy, una bambina di otto anni, stava morendo di distrofia muscolare di Duchennes. Aveva passato a casa tutta la fase terminale della malattia. Diversi giorni prima della morte Tammy era irritabile e agitata. Sua madre pensava che avesse dolore, ma non sapeva come calmarla e rasserenarla. Per telefono alla mamma fu detto di aumentare il dosaggio di morfina. Dopo di che fu insegnato alla madre di Tammy ad usare il metodo di respirazione profonda e la visualizzazione di immagini delle loro vacanze estive degli anni passati, per richiamare l’attenzione di Tammy su un periodo più felice e aiutarla così a lasciarsi il dolore lontano alle spalle. L’ansia di Tammy cominciò ad attenuarsi e la mamma si sentì sollevata all’idea di poter ancora fare qualcosa per la sua bambina. Le immagini mentali furono il ponte che permise infine alla madre di dire quello che desiderava dire alla figlia:

"Ti ricorderemo sempre ... Ti ameremo sempre ... Tu sarai sempre parte della nostra famiglia" .

 

* 2. Valutazione

E’ importante una valutazione continua e completa della condizione clinica del bambino,comprese alterazioni del livello di coscienza e ricettività. Benché le immagini mentali si possano usare anche quando la coscienza é anebbiata fare attenzione a questi diversi stati é importante perché sono significativi per la diagnosi. A tale scopo si devono anche osservare con cura le espressioni del viso del bambino e i suoi movimenti delcorpo per tutto il corso dell’esperienza immaginativa.

La valutazione deve riguardare anche il tipo d’immagini che il bambino preferisce, non vuole o desideravaevitare. Per esempio, se il bambino ha paura dell’acqua immagini in movimento come "nuotare con i pesciolini" sarebbero controproducenti. Le informazioni raccolte dai genitori o altri familiari possono aiutare il terapeuta a farsi un’idea migliore delle immagini che saranno più ricche di significato e di impatto terapeutico.

 

* 3. Come iniziare

L’immaginazione é un processo naturale per noi tutti, ma in particolare per i bambini dai 3 ai 7 anni, che hanno ancora dei confini cignitivi tra la fantasia e la realtà piuttosto fluidi. Questi bambini entrano facilmente nel - "immaginiamo che ..." o "E se provasse a disegnare ..." - con la stessa facilità con cui entrano in gioco - "Facciamo che ...". Questi modi di iniziare così consueti e familiari rendono molto facile il coinvolgere i bambini di questa fascia d’età nell’esperienza immaginativa.

Con i bambini più grandi più esserci bisogno di una introduzione leggermente più strutturata o di un invito del tipo: "E se si entrasse nella tua immaginazione per ...", o "Non vorresti provare a usare l’immaginazione per cambiare quello che sta succedendo ...".

E’ consigliabile scegliere un luogo tranquillo e assicurarsi che non ci saranno interruzioni durante la seduta. Ci sono tre modi con i quali si può cominciare a usare le immagini mentali:

1. Le immagini possono essere spontanee, generate liberamente dal bambino, oppure stimolate da una domanda:

"Che cosa faresti in questo momento se fossi a casa ?"

"Giocherei a baseball"

"OK, Tu potresti giocare a baseball anche subito, con la fantasia ... Chiudi gli occhi ... Ecco, così ... Allora dimmi, che cosa sta succedendo?"

"Tocca a me battere ..."

2. Le immagini mentali possono essere guidate prendendo l’immagine spontanea e usandola in maniera più controllata per riuscire a liberare la fantasia del bambino (cfr. a p. ... l’esempio di David, il bambino che non poteva parlare).

3. Infine, il terapeuta può suggerire un’immagine o una scena specifica secondo uno schema d’immaginazione guidata. Il bambino può decidere di seguirlo su questa strada, così da sperimentare, scorprie e sviluppare una relazione più chiara col suo mondo interiore.

Nelle ultime ore di vita Tracy, una bambina di sette anni, era in stato di coma leggero. Benché il dolore fosse apparentemente ben controllato, l’espressione del suo viso indicava ansia e sofferenza: sopracciglia aggrottate, bocca aperta con un’espressione di dolore. Sapendo che "andare con lei sulla spiaggia" era un’immagine che in passato aveva portato a un profondo rilassamento e ad una netta riduzione dell’ansia e del dolore, anche stavolta Tracy venne invitata a "venire sulla spiaggia e sentire il sol caldo e confortante ...". Via via che l’immagine familiare si dispiegava nella sua mente, l’espressione di Tracy si rilassò: le sopracciglia si distesero, la bocca si chiuse esprimendo serenità. Mantenne questa espressione tranquilla fino alla morte, cinque ore dopo.

 

* 4. La posizione del terapeuta

Lavorando terapeuticamente con i bambini, un’utile immagine cui attenerci nei nostri interventi é l’analogia proposta da Kay Thompson 6, che suggerisce ai terapeuti di vedere se stessi come dei meccanici e i pazienti come "automobili da riparare". Questa idea permette al terapeuta di lavorare con le immagini che il paziente gli porta e il suo compito é promuovere e facilitare migliori prestazioni. Così Thompson sviluppa la sua analogia: " I meccanici ascoltano il motore e poi lo mettono a punto, senza portar via niente ma lavorando con quello che c’é e modificandolo - magari usando lubrificanti diversi per le diverse velocità, riducendo le dissonanze o eliminando gli attriti delmetallo sul metallo ... Noi possiamo insegnare al proprietario a rimuovere la ruggine e installare una tappezzeria più morbida ... "Ma, com’é implicito in questa immagine, una volta terminato l’intervento dello specialista, "é sempre il cliente che in ultima istanza guiderà la macchina e deciderà la destinazione voluta". La sicurezza al volante verrà da insegnamenti e consigli, dalla pratica, dal feedback e dai successivi aggiustamenti per accrescere il livello di competenza. Quanto più abile e sicuro il paziente si sentirà alla guida della propria "macchina", tanto più potrà assumersi in proprio la responsabilità e tanto maggiore sarà il beneficio terapeutico.

Quando dai primi giorni del ricovero in ospedale, si sviluppa la tecnica delle immagini mentali nelle prime fasi del ricovero ospedaliero, queste potranno diventare in seguito fonte di sicurezza e forza per il bambino che deve affrontare una malattia grave e forse mortale, e rivelarsi un ulteriore aiuto terapeutico nei momenti difficili:

A Mary quando aveva tredici anni é stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta. Da un principio soffriva gravi effetti collaterali della chemioterapia, fra cui nausea violenta e dolore addominale. Le piaceva molto il canone di Pachelbel, che le ricordava la madre, morta due anni prima. Mary fu invitata a rilassarsi nel letto ascoltando la musica, chiudere gli occhi, espirare per liberarsi da tutta la tensione e poi uscire dall’ospedale e "andare al mare, dove i ritmi delle onde eguali al suo respiro facevano sopire il dolore nella pancia come la sabbia in fondo all’oceano". Con voce sommessa, Mary disse di sentirsi più vicina a sua madre. La nausea e l’ansia cessarono rapidamente, malgrado il fatto che Mary fosse rimasta male nel vedersi sulla spiaggia senza niente addosso. In successivi incontri e nel corso di altri cicli di chemioterapia e un trapianto di micollo, la sua musica e la sua sabbia e il suo mare continuarono a calmarla, darle conforto e alimentare la sua fiducia.

Queste immagini mentali costituivano per lei uno strumento con cui affrontare in futuro nuove esperienze penose e dolorose. In occasione di un episodio settico che aveva richiesto il ricovero nel reparto di terapia intensiva, Mary dichiarò senza mezzi termini di aver avuto una visione del cielo, completa di angeli e una grande luce. Per noi era chiaro che questa visione le aveva dato molta forza per affrontare il trapianto di midollo. Questa sua musica e le immagini di mare e paradiso divennero un elemento fisso nel suo modo di organizzarsi la giornata, fino all’ultima fase in terapia intensiva.

 

* 5. Come ottenere il massimo da questa esperienza

Se ve ne servirete con cura e sensibilità, le immagini mentali non saranno quasi mai paurose o disturbanti. Le esperienze del bambino possono essere sorprendenti, utili, illuminanti e istruttive. In particolare, per il bambino che si avvicina alla morte, queste scoperte possono contribuire a trasformare e rendere più sopportabili le proprie apprensioni e quelle della sua famiglia. Nella nostra esperienza clinica il bambino che si approssima alla morte sembra particolarmente ricettivo e sensibile alle immagini mentali.

Quelle che seguono sono alcune indicazioni per ottenere il massimo dall’esperienza immaginativa:

a) Coinvolgere tutte le modalità sensoriali

Per esempio:

visiva - "Chissà che cosa vedi se giri dietro l’angolo?"

auditiva - "Fa’ attenzione ai rumori che ci sono", oppure "Ora ascolta che cosa ti dice questa persona".

olfattiva - "C’é un odore forte e familiare, un odore che conosci benissimo, che cos’é?"

gustativa - "Forse c’é anche un sapore, che cosa ti ricorda?"

tattile - "Che sensazione ti dà a toccarlo?" ... "E ora che cosa prova il tuo corpo ?"

 

b) Guidare l’immagine

Raccogliere l’esperienza del bambino può essere rimandato alla fine della seduta per una verifica e sintesi conclusiva. In alternativa, può essere utile al processo in corso invitare il bambino a dire quello che succede via via che si svolgono gli eventi immaginari. Ciò permette di intrecciare nell’esperienza stessa un dialogo scommesso e con un ritmo rallentato, che può essere incoraggiato da domanden come "E ora che cosa succede?" Oppure, se c’é bisogno di arricchire l’esperienza sviluppandola ulteriormente, si può chiedere "Che cosa vedi, e che rumori, odori e sapori senti ora ?" Se il bambino, per una qualche ragione, preferisce non parlare, il suo silenzio va rispettato. Ed è ugualmente una scelta sua se dice qualcosa quando é conclusa l’esperienza immaginativa: flessibilità e sensibilità sono fattori essenziali per dargli sostegno in questo percorso che il terapeuta non deve intralciare.

c) Controllare come viene recepita questa tecnica.

Desiderio, interesse, stile personale e livello di energia del bambino devono essere mantenuti durante tutto l’incontro terapeutico.

E’consigliabile prestare molta attenzione dato che i comportamenti non verbali sono importanti quanto quelli verbali. Tra i comportamenti non verbali sono compresi le espressioni del viso, i movimenti del corpo e le posture per tutta la durata dell’esperienza. Per esempio, Tracy (cfr.sopra) ha potuto dare solo indizi non verbali della sua esperienzainteriore, ma l’osservazione di questi mutamenti fisici indicava il suo coinvolgimento crescente nelle immagini proposte e il sollievo che cominciava a derivarne. Se avete l’impressione che qualcosa non vada per il verso giusto, verificatelo subito col bambino: "Va bene così per te ?", oppure "E’ cpsì che te lo immaginavi?" In tal modo si potrà accertare l’efficacia delle immagini mentali, e il sostegno che si offre con queste interazioni viene avvertito dal bambino e gli permette di lasciarsi coinvolgere più pienamente nell’esperienza e riceverne sollievo.

 

d) Usare i sogni

I bambini che si avvicinano alla morte hanno spesso sogni molto vividi, giorni, settimane o anche mesi prima della morte. talvolta sognano scene di paradiso, Dio o gli angeli. (Le nostre osservazioni cliniche trovano conferma nelle descrizioni di quei bambini che raccontano le sensazioni provate pochi istanti prima di scampare alla morte.7) Queste immagini oniriche si possono usare in maniera controllata per condurre il bambino verso una maggior serenità via via che la morte si avvicina. talora, si tratta di immagini oscure e terrorizzanti: accettandole e lavorandosi sopra si permette al bambino di esprimere le sue paure e di aprirsi ad una qualche forma di risoluzione.

David (13 anni) stava morendo per un tumore osseo. Non aveva parlato molto della sua morte imminente, ma un mese prima di morire cominciò a fare dei sogni. Sognava il paradiso: "Tutto bianco, persino gli alberi ... persino una piscina tutta bianca!". Lo rivelò soltanto alla mamma, che ne parlò con tutte le persone che curavano il figlio. Ma era anche turbato da sogni più oscuri: "Qualcosa di brutto succede alla mia famiglia - non so che cosa". Si provò ad affrontare con lui questo tema, ma dichiarò fermamente "Non voglio ritornare in quel sogno", rifiutando di parlarne. Fu suggerito a sua madre, le notti in cui David aveva difficoltà ad addormentarsi, di chiedergli con dolcezza di raccontarle ancora qualcosa delle immagini celestiali, in modo da fargli capire che non c’era nulla di male in questo suo sognare. David non ne parlò più, tuttavia sembrava ricevere qualche consolazione da questi inviti della mamma, né ebbe più sogni disturbanti, in un momento successivo comunque la terapeuta si riferì a queste immagini più oscure per sondare le paure di David di fronte alla morte. (cfr.pp.73-76).

 

* 6. Come prepararsi

Lavorare con i bambini che si avvicinano alla morte può appagare immensamente, ma comporta un alto costo emotivo. Il difficile é trovare il giusto equilibrio fra il vostro reagire come terapeuta ai bisogni del bambino e il dolore personale che questa esperienza suscita in voi. Durante tutto il processo, seguite passo per passo le reazioni del bambino e della famiglia, e anche le vostre. Scegliete il momento e la situazione adatti per esprimere e appofondire con i colleghi l’impatto di questa esperienza e le vostre emozioni. Un carico emotivo troppo pesante può compromettere l’efficacia del vostro intervento terapeutico: operate in modo da mantenere il giusto equilibrio.

Abiamo notato che ci sono dei momenti particolari nell’avvicinarsi alla morte in cui il bambino é piùdisposto ad aprirsi con una figura professionale fidata, mentre é alle prese con il problema della vita e della morte. Queste "finestre" non sono prevedibili, possono essere rare e fuggevoli, e possono essere per voi l’unica opportunità di rispondere affrontando queste profonde questioni: allora, anche se non vi sentite "protni", eé importante cercare con dolcezza e sensibilità di raccogliere la sfida.

Gli ospedali sono luoghi rumorosi e pieni di distrazioni. riservatevi del tempo al riparo da distrazioni e interruzioni per lavorare con le immagini mentali. Abbiamo constatato che é meglio non sentirsi pressati o distratti da altre faccende: la capacità di concentrarsi sul bambino e sull’esperienza che si va rivelando, oltre che di inserirsi pienamente in tale processo, é fondamentale per una completa efficacia terapeutica.

 

* 7. Le immagini mentali nel via vai di un ospedale

Gli ospedali possono anche essere luoghi tutt’altro che riposanti per i bambini, mettendo a dura prova le loro capacità di affrontare la situazione. L’attività immaginativa può essere la via per creare all’adolescente che soffre un ambiente tranquillo, offrendo alla sua attenzione un centro focale significativo e dandogli modo di essere parte attiva nel risolvere quanto gli sta succedendo.

Jamie, una ragazzina di quindici anni, aveva gran difficoltà a dormire in ospedale: l’acuto dolore osseo del sarcoma di Ewings, le pompe della flebo con le loro suonerie, le luci accese e le interruzioni nella notte, insieme ai suoi pensieri, tutto contribuiva alla sua insonnia. Diffidava delle immagini mentali, ma accettò di parlare delle possibilità che potevano offrirle. Dopo che varie alternative furono considerate, Jamie fu d’accordo sulla proposta di ascoltare la musica rilassante per calmarsi e concentrarsi, così da vedere quali immagini le si sarebbero presentate. Vide il suo fianco come una palla di fuoco rosa, pulsante, che bruciava ed emetteva lingue di fuoco lungo la gamba e attraverso il bacino (si trattava del dolore del nervo), insieme scegliemmo questa immagine: "Che ne diresti di fare tante palle di neve e cominciare a buttarle sul fuoco, una dopo l’altra..." Il dolore cominciò a spegnersi lentamente (frattanto, era in corso un adeguato trattamento analgesico per flebo). Al crescente benessere contribuiva inoltre il massaggio dei piedi eseguito dalla terapeuta, in modo che Jamie potesse concentrare l’attenzione su piacevoli sensazioni corporee prive di dolore. Dopo circa 10 minuti questa combinazione di teniche per controllare il dolroe cominciòa funzionare. La seduta venne registrata su cassetta insieme con la musica di sottofondo da lei scelta. Jamie qualche volta ascoltò la cassetta sia in ospedale che dopo, a casa. Ci disse che l’allontanava dall’ospedale dai suoi rumori e dal dolore continuo e funzionava così bene che con un po’ di pratica spesso si addormentava ancor prima di cominciare a vedere le immagini.

 

* 8. Le immagini mentali in situazioni difficili

Ci sono situazioni in cui i terapeuti devono fare congetture sull’esperienza del bambino, perché questi non vuole o, per una qualche ragione, non può comunicare. In questi casi il conoscere il bambino e come si comporta di solitoé indispensabile perché il lavoro sulle immagini possa diventare un mezzo per stabilire un contatto con lui e trasformare il suo disagio.

David era un ragazzo di tredici anni che non poteva parlare. Lottava col cancro da otto anni: prima un rabdomiosarcoma nel seno mascellare destro, in seguito un osteosarcoma nel campo irradiato. Era sempre stato un bambino silenzioso, che si sceglieva con cura i sui confidenti, ma senza mai rivelare troppo del proprio intimo, dei suoi pensieri e sentimenti segreti. Nel corso di otto mesi il tumore restò localizzato, espandensodi sulla faccia, spingendo l’occhio destro fuori dall’orbita e crescendo in basso attraverso il palato, prima duro e poi molle. Negli ultimi giorni di vita era praticamente impossibile capire David quando parlava. Fino al giorno prima di morire, non volle parlare in nessun modo della morte imminente. Ci vollero otto mesi per costruire un rapporto di fiducia con David, rispondendo alle poche domande che faceva, dandogli le informazioni quando erano necessarie e sostenendolo via via che i sintomi - specialmente il dolore - peggioravano. Nelle sue ultime ore, la paura e l’angoscia ebbero il sopravvento sul suo naturale riserbo: tra le lacrime David ci chiese di vedere la terapeuta. Questa, consapevole che con lui non avrebbe funzionato il modo abituale di fargli esprimere paure, ansie e, in un secondo momento immagini terapeutiche, si basò sulla sua conoscenza dei bisogni di un bambino che sta morendo, sulle proprie esperienze e, quel che più conta, sul rapporto che aveva creato con David:

CS: Ho saputo che mi volevi vedere

David: Annuisce, chiude gli occhi

CS.: Sembri stanco, David

David: Annuisce

CS.: Ma mi sembra che ci sia anche dell’altro. E’ vero ?

David: Annuisce, le lacrime scorrono dal suo occhio sano.

CS.: Me ne vuoi parlare ?

David: Annuisce e dice qualcosa che la terapeuta non riesce a capire.

CS.: Hai paura David ?

David: Annuisce

CS.: Hai paura di morire ?

David: Annuisce

CS.: Vuoi provare qualche cosa che ti aiuti a rilassarti, che ti aiuti a mandar via la paura ?

David: Annuisce

CS.: So che hai della musica che ascolti spesso. La dobbiamo mettere ?

David: Annuisce e la terapeuta accende la sua musica dolce e sommessa.

CS.: Ora volgio che tu chiuda gli occhi, David e che ascolti la musica.

David: Chiude l’occhio; l’espressione é difficilmente leggibile perché il tumore ha invaso quasi tutta la faccia. Il sopracciglio é aggrottato, un angolo della bocca é piegato in basso, l’occhio é chiuso. David giace sul fianco, con le ginocchia e le braccia ripiegate.

CS.: La senti ora la paura David ?

David: Annuisce

CS.: A volte quando abbiam paura la prova anche il nostro corpo. A volte lo stomaco si sente come stretto in un nodo. Anche il tuo ?

David: Annuisce

CS.: A volte i muscoli diventano rigidi, così rigidi che fanno male (david annuisce) e ci fa male la testa. Anche tu provi queste cose David ?

David: Annuisce

CS.: Raffigurati la tua paura come una grande palla sulla bocca dello stomaco, una palla nera.

David: Aggrotta la fronte

CS.: E’ così che ti immagini la tua paura ?

David: Fa cenno di no

CS.: Dimmi come ti appare la paura David.

David: Come una nuvola, una nuvola nera di tempesta.

CS. Sicché la paura é come una nuvola nera di tempesta. Ti riempie tutto il corpo ? (Annuisce). E ti fa tendere tutti i muscoli e ti fa i nodi allo stomaco ? (Annuisce). Beh, David, lo sai che le nuvole non hanno sostanza, non sono per niente solide. Sono appena trasparenze d’aria, davvero. Tu sei più forte di quelle trasparenze leggere, David. E non ti possono far niente di male. Voglio che tu chiuda gli occhi e ti raffiguri delle brutte nuvole nere di tempesta nel cielo. Raffigurati un bel cielo azzurro, con nuvoloni di tempesta che arrivano, sempre più numerosi. Sai che ci sono due modi per sbarazzarsi dei nuvoloni. Un modo é che il vento li soffi via, un po’ alla volta. Tu puoi disperderele nuvole, David. Accompagna il vento con la tua usica. Lascia che ti entri nel corpo e soffi via le nuvole. Lascia che ti circondi il corpo e lo sollevi e lo trasporti. Hai la sensazione che entri nel tuo corpo ? (Annuisce). Fai entrare la musica in tutti i posti dove c’é la paura, David e lascia che soffi via le nuvole della paura.

Pausa di quasi un minuto. Lasenti la musica che ti entra nel corpo e lo avvolge ? (Annuisce). se ne sono andate un po’ di nuvole della paura ?(Annuisce). sai che c’é un altro modo in cui spariscono le nuvole nel cielo ? Quando il sole splende e le fa evaporare. raffigurati una luce bianca, morbida e splendente che entra nel tuo corpo e fa evaporare le nuvole della paura. La luce splende su di te e dentro di te. E’ calda, morbida, piacevole. E un po’ alla volta fa evaporare le nubi della paura, mentre la musica ne soffia via qualche altra. Lo senti ? (Annuisce).

Tu sei più forte di queste nuvole, David, e tu sei più forte della tua paura. La paura e le nuvole non possono comandare la tua vita. Tu sei più forte di loro. Che cos’é successo alla tua paura, David ?

David: E’ andata via

CS.: David, tu sei più forte della tua paura. Anscolta per un po’ la tua usica e lasciati trasportare dalei, rilassati nella musica e nella luce.

 

* 9. Il valore diagnostico delle immagini mentali

Col tempo i bambini che hanno usato le immagini mentali e vi si sono affidati per alleviare le lorosofferenze spesso sviluppano un forte "senso interiore" e una grande sensibilità ai segnali del proprio corpo. Possono usare le immagini come una sonda interiore, imparando a contare sempre di più su se stessi e ad approfondire il rapporto col proprio corpo che si sta indebolendo. Questo metodo non funziona con ogni bambino e con ogni adolescente, ma per tutti quelli che hanno bisogno di un maggiore autocontrollo può essere di aiuto.

Judy, quindici anni, da tre in cura per un sarcoma di Ewings, ha dovuto sopportare trattamenti pesanti, fra cui un intervento chirurgico per asportare una costola cancerosa, cicli di chemioterapia e di recente un trapianto di midollo che é stato per lei un’esperienza straziante. Nel corso di questi anni, in particolare mentre era in isolamento durante il trapianto, ha utilizzato e sviluppato la capacità di rilassarsi e usare immagini mentali a base sensoriale. Distesa nel letto, concentrava l’attenzione sul respiro, studiandolo con la massima cura e seguendone il percorso, via via che entrava, circolava nel suo corpo e infine usciva. Continuò con questa tecnica per un certo periodo fino a quando non permise al dolore nel suo corpo di allontanarsi dalla sua mente. Mi disse che cominciava dalla sommità della testa e poi giù giù lungo il cranio e sistematicamente attraverso tutto il corpo, mettendo a fuoco di volta in volta ogni parte che avesse bisogno di conforto e sollievo dal dolore. Aveva esercitato e perfezionato questa semplice tecnica, che chiamava "la mia sonda". Teneva molto ad essere in una stanza tranquilla, senza avere interruzioni e con la libertà di farlo da sola; le piaceva l’indipendenza di questo procedimento e l’effetto calmante che aveva su di lei. Uno dei benefici di questa tecnica autoregolatoria era che Judy acquisì una grande consapevolezza di come si sentiva in ogni parte del corpo, delle classiche sensazioni corporee e del loro significato. Tutto questo le permise di parlare con maggiore autorità al personale sanitario, una volta quando arrivò all’ambulatorio lamentando un dolore alla schiena:

LK: Che tipo di dolore ?

J: Un tipo di dolore auto, profondo

LK: L’hai mai sentito prima d’ora ?

J: Ho già sentito questo tipo di dolore ma non in questa parte della schiena e ... mi fa paura

LK: Perché ti fa paura Judy ?

J: Perché me lo sento diverso

LK: Guardiamolo usando la tua sonda

J: (distesa sul letto, chiude gli occhi ed espira).

LK. Fai con calma e scivola in quel tuo angolo tranquillo che tu conosci così bene, Judy e fammi sapere quando sei pronta ad usare la sonda ...

J: (Dopo qualche minuto annuisce)

LK: Fai scorrere la sonda per tutto il corpo, controllandolo e tranquillizzandolo edinmmi quando arrivi a quel dolore della schiena che ti preoccupa ... quello che senti e che vedi ...

J: E’ diverso, denso, ... non so ... più caldo e gonfio ... non mi piace

 

A Judy questa scoperta fece molta paura, l’oncologo, avvertito, la visitò e richiese una TAC. Con sopresa e sgomento di tutti quelli che la curavano, si trovò una metastasi alle vertebre lombari, molto più n basso rispetto alla sede del prima intervento chirurgic. Judy continuò, nel suo modo personale e riservato, a servirsi delle immagini mentali e del rilassamento per tutti i 18 mesi che le restarono da vivere: era ormai parte integrante della sua maniera di tener testa alla malattia, di calmarsi e di mantenere l’autocontrollo.

Il lavoro con le immagini mentali può essere efficace solo se il perapeuta non intralcia il bambino. Scrive Naida Hyder:

"Il terapeuta che ha bisogno di capire, controllare, guidare, indirizzaree interpretare qualunque cosa il cliente gli presenti finirà ben resto per bloccare il processo, trovandosi conun cliente ribelle o troppo acquiescente o sddirittura senza cliente. Il terapeuta deve avere una profonda e costante fede nel diritto del cliente alla scoperta di sé ... e questa fede deve metterla in pratica" (1, p.171)

Questo rispetto é tanto più doveroso quando un bambino o un adolescente affronta l’imminenza della morte.

 

* 10. Aspettarsi l’inaspettato

Quando si usano le immagini mentali con i bambini, é di aiuto tenersi aperti a qualunque sorpresa. talvolta le immagini possono farci conoscere qualcosa di diverso da ciò che il bambino sta dicendo e in questi casi ci aiuteranno a capire meglio come stanno realmente le cose.

Angela, una bambina intelligente di dodici anni, era malata di fibrosi cistica. Sotto oppioidi per dolori intensi e molto angosciata, Angela parlava di tutto quello per cui desiderava vivere e di quanto credeva di poter combattere la fibrosi cistica e rimanere in vita. Voleva usare le immagini mentali per mobilitare le sue forze, tenersi attiva e stare il meglio possibile. La invitai a chiudere gli occhi e rilassarsi; fare tre respiri profondi e lasciar circolare il respiro per tutto il corpo.

LK: E ora cosa ne pensi di andare in un posto tranquilllo, un posto dove puoi lasciarti andare ed essere più serena ? Fammi un cenno con la testa per dirmi quando ci sei.

A: (Annuisce)

LK: Bene. Osserva chiaramente dove sei, che cosa c’é intorno a te, quali suoni senti e quali odori eventualmente ci sono. LAscia che l’immagine di questo posto diventi sempre più nitida e intensa, in questo posto che é il tuo luogo di pace e tranquillità. Fai con calma e lascia che diventi chiaro e nitido. Quando questo succede fammelo sapere con un cenno della testa.

A: (Annuisce. La respirazione diventa leggermente più profonda e regolare).

LK: Ora ti sarà facile dirmi senza sforzo dove sei in questo posto, il tuo luogo di pace e tranquillità ... Dove sei Angela ?

A: Sono seduta per terra

LK: Sei seduta per terra e che cosa c’é vicino ?

A: C’é un grande cancello, alto alto ... proprio qui ... io ci sono seduta davanti

LK: Di che colore é il cancello ?

A: E’ bianco

LK: Come ti ci trovi ?

A: Bene ... aspetto ...

LK: Aspetti che cosa ?

A: Che il cancello si apra ...

Un’immagine vale mille parole. L’immagine della piccola Angela seduta in terra davanti al grande cancello bianco rivela della sua esperienza interiore molto più di qualunque discorso su come stesse affrontando la morte. Ci rivela anche molto più di quello di cui Angela era consapevolmente cosciente in quel momento. Le sue immagini spazzano via tutte le sue parole di protesta sulla volontà di vivere e di combattere il male. Il suo modo di stare seduta in attesa ci dice che si aspettava di morire presto ed era psicologicamente, spiritualmente e fisicamente pronta a questo passaggio. Le immagini hanno chiarito che le sue precedenti affermazioni di "Voglio lottare" corrispondevano forse a ciò che pensava di dover fare, o a ciò che si aspettavano da lei quelli che la curavano o la famiglia, ma non veramente a quello che si sentiva disposta e pronta a fare.

Si tratta di un’immagine implicitamente religiosa, in quanto rappresenta la comune visione cristiana delle bianche porte perlacee del cielo, e riflette il fatto che la religione era per lei un conforto in quel momento. "Va bene", aggiunse Angela. Si aspettava che preso "la porta di sarebbe aperta" lasciandola entrare. La morte per lei non era spaventosa, era un passaggio naturale nel Regno dei Cieli.

 

In conclusione

Le immagini mentali sono un modo dolce ma efficace per stabilire un legame con il bambino o l’adolescente nell’affrontare una malattia che mette in perciolo la vita, o nel rendere meno angoscioso il suo approssimarsi alla morte. Non sono invadenti come continue domande dirette o un dialogo forzato con un bambino che é stanco, e tuttavia vuole un contatto con chi gli é vicino. Se usate spesso, diventano una forma speciale di rapporto fra il terapeuta e il bambino. Possono anche essere fonte di gioco, e offrire conforto, sostegno e calore in un momento in cui le attività sono limitate e le energie del bambino scarse.

Le immagini mentali sono qualcosa di più che una semplice immagine che appare nella mente. Possono essere arricchite di sensazioni olfattive, tattili, uditive e gustative, sviluppandosi in veri e propri viaggi di scoperta e felicità. Le immagini mentali possono rendere più facili ai bambini che sonogravemente ammalati certe perdite o cambiamenti traumatici come stare in ospedale o usare una sedia a rotelle. Le immagini mentali, essendo un legame col mondo interiore, possono liberare quel tipo di energia che solleva lo spirito anche quando la morte si avvicina.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

1. ND Hycle e C Watson "Voices from the Silence: Use of Imagery with Incest Survivors" in Laidlaw e C Maimo (a cura di), Healing Voices: Feminist Approaches to Therapy with Women, San Francisco, Jossey-Bass, 1990, pp.163-193.

2. PA McGrath "Pain in children. Nature, Assessment and Treatment" New York, Guilford Press, 1990.

3. L Kuttner "Favourite Stories: A hypnotic Pain-Reduction Technique for Children in Acute Pain" American Journal of CLinical Hypnosis, 30, 4 aprile 1988, pp.288-295.

4. L Kuttner "Management of Young Children’s Pain and Anxiety during invasive Medical Procedures", Pediatrician, 16, 1989, pp.39-44.

5. KN Olness "Littel People, images and child health" American Journal of Clinical Hypnosis" 27, 3 gennaio 1985, pp.169-174.

6. K Thompson, "Metaphor: a myth with a method" in JKZeig e GS Gilligain (a cura di) BRief Therapy, Myth, MEthods and Metaphors, New York, Brunner-Mazel, 1990.

7. M orse e P Perry "Closer to the light" New York, Villard books, 1990.

 

Letture consigliate

1. H Dienstfrey "Where the Mind Meets the Body" New York, Harper-Collins, 1991.

2. G Epstein "Healing Visualizations: Creating Health throught Imagery" New York, Bantam Books, 1989.

3. DJ Gerstein (a cura di) Atlantis "The Imagery NEwsletter" 4016 Third Ave., San Diego CA 92103.

4. N Leick e M Davidsen-Nielsen "Healing Pain" Attachement, Loss and Grief Therapy, London e New York, Tavistock/Routiedge, 1991.

5. M Murdock "Spinning Inward" Boston, Shambhala Publications, Inc., 1987.


Patricia A. Norris Ph. D e Garrett Porter

Da: Perché proprio io ?

Come utilizzare il potere

terapeutico dello spirito umano

La costanza: un’altra chiave

per il successo della visualizzazione


Per spiegare almeno in parte la rapidità di certe risposte terapeutiche, dobbiamo venire a parlare di un’altra condizione essenziale per l’efficacia delle tecniche di visualizzazione, precisamente la costanza. Per liberarmi di una verruca al piede, per esempio, cominciai col visualizzare i globuli bianchi che affluivano giù per la gamba e attaccavano e vincevano le cellule malate e i virus. Dato che il piede mi faceva un po’ male camminando, sviluppai una forma rapida di visualizzazione sincronizzata col passo ("male-giù male -giù male-giù), immaginando i leucociti che si precipitavano giù sulla verruca ad ogni passo che facevo. Questo é anche un modo molto vantaggioso di utilizzare il dolore.

Jack Schwartz, uno yogi olandese che attualmente insegna e lavora negli Stati Uniti, descrive il dolore come uno dei migliori amici del nostro corpo, un amico che dev’essere riconosciuto come tale: ci impedisce di sedere su un radiatore rovente o di tenere in mano una cosa che brucia, ma ci impedisce anche di ignorare una condizione interna che richiede la nostra attenzione; in altre parole, un segnale di allarme che ci invita all’azione, come la sveglia che ci fa alzare al mattino: le siamo grati per averci svegliato, ma non per questo dobbiamo lasciarla suonare tutto il giorno, preso nota dell’avvertimento, spegniamo la suoneria.

Naturalmente ci sono dolori incessanti e implacabili che non é così facile mettere a tacere, ma una buona parte di quasi tutti i dolori é fatta di paura, tensione e resistenza ad accettare le nostre sensazioni. Quanto più stiamo in tensione e resistiamo al dolore, tanto più questo pretende a gran voce di essere riconosciuto Diventiamo così prigionieri di un circolo vizioso.

Ci sono molte tecniche eccellenti per lavorare col dolore, fra cui tenere - fisicamente o mentalmente - la parte colpita, sentirla e prenderne cura, "fondersi" nel dolore, espanderlo (come un gas, che diventa sempre più rarefatto), trasformarlo in tutt’altra sensazione - calore, prurito, ecc.

Il principio fondamentale, cioé la più significativa fra le maniere utili e produttive di gestire il dolore nel cancro o il altri processi patologici é rispettarlo per la sua funzione.. Invito i pazienti che eseguono gli esercizi di visualizzazione a salutare il dolore con un pensiero del tipo "grazie, corpo, per avermi ricordato di ripetere l’esercizio". Come si é già detto, la tecnica consiste nel far affluire sangue alla zona colpita, respirare profondamente immaginando di convogliare il respiro nel punto dove si avverte il dolore, e, nello stesso tempo visualizzare il sistema immunitario che attacca le cellule cancerose.

Paura e ansia possono essere trattate nello stesso modo. Molto spesso i malati di cancro temono ogni dolore o malessere come possibile segno di metastasi o peggioramento. Questa tecnica di ringraziare l’organismo per la sua richiesta di aiuto e poi far affluire nella zona interessata sangue in abbondanza, globuli bianchi a difesa e tutte le naturali risorse curative serve anche a ridurre queste paure. E’ l’opposto della negazione. se il dolore persiste, il paziente é invitato a contattare telefonicamente il medico curante o a parlarne con lui alla prossima visita di controllo. Ciò serve ad attenuare la tendenza a reprimere i nuovi sintomi o a negarli per paura.

Incoraggio i pazienti ad utilizzare anche una sorta di esercizi istantanei costanti come si fa nell’addestramento di qualunque abilità di autoregolamentazione: ogni volta che arrivate ad un semaforo rosso, ogni volta che sollevate o riagganciate il telefono e in qualunque momento in cui potete pensarci, visualizzate il vostro sistema immunitario al lavoro dentro il vostro corpo, come un’immagine cinestetica di se stessi nell’atto di eseguire un servizio al tennis, o di toccarsi la punta dei piedi, o in qualunque altra attività consueta. Con l’occhio della mente, si vede succedere quello che deve succedere, lo si sente accadere dentro il proprio corpo.

Un altro sistema usato da Garrett consisteva nel reclutare il sostegno del suo "inconscio" per continuare la battaglia contro il tumore anche quando il bambino non eseguiva gli esercizi di visualizzazione. Gli ho spiegato in varie occasioni che, esattamente come il sangue continuava a circolare, il cuore a battere e la digestione proseguiva senza il suo intervento conscio, così anche il suo sistema immunitario poteva mandare avanti la battaglia contro il cancro, con i globuli bianchi che continuavano ad affluire nella sede del tumore anche mentre lui non ci pensava e non eseguiva la visualizzazione. Durante le sedute di terapia spesso facevamo insieme la visualizzazione in forma di dialogo e potevamo così raccogliere ed elaborare i messaggi dell’inconscio che emergevano via via.

 

L’intenzione: un progetto esecutivo

E’ importante vedere lo scopo realizzato - il tumore o le cellule cancerose distrutte, la guarigione compiuta - ogni volta che si esegue l’esercizio di visualizzazione. Ciò rappresenta l’intenzione del paziente e fornisce al suo organismo il progetto esecutivo da seguire. Come il progetto di una casa é reale ancor prima che si cominci a scavare le fondamenta, così questa intenzione é la descrizione reale del progetto che il corpo deve eseguire, anche se per arrivare alla guarigione avrà bisogno di un po’ di tempo. Può darsi che un’immagine della situazione presente riaffiori nell’immagine mentale non appena completata la visualizzazione. Ciò é perfettamente naturale: basta vedere il processo portato a compimento la prossima volta che si esegue l’esercizio.

Garrett eseguiva uno o l’altro dei suoi esercizi almeno una volta al giorno. Durante queste visualizzazioni, era incoraggiato a proseguire la sequenza finché non vedeva il tumore completamente distrutto. Capiva che la visualizzazione é come un progetto esecutivo: il tumore non si poteva certo distruggere del tutto in una seduta sola, ma le immagini visualizzate fissavano l’intenzione, come un progetto-architettonico stabilisce il tipo di costruzione che si intende eseguire. Il progetto esecutivo é vero, in quanto intenzione, ancor prima che si pongano le fondamenta. Allo stesso modo, Garrett visualizzava sia il processo che il risultato finale desiderato ogni volta che eseguiva i suoi esercizi di visualizzazione.

Quando si somministra un trattamento medico come chemioterapia o radiazioni, é di estrema importanza che esso sia visualizzato come un intervento potente ed efficace. I pazienti spesso hanno un atteggiamento ambivalente - quasi un rapporto di amore/odio - verso la terapia. A livello inconscio c’é una dicotomia del tipo: "Devo farlo per vivere ? / Questa cosa mi uccide".

Il modo di visualizzare il trattamento, così come il tipo di immagine che se ne ha a livello conscio e inconscio, é un fattore centrale ai fini della risposta dell’organismo. Portare alla luce atteggiamenti di paura e di sfiducia verso la terapia medica, affrontarli ed elaborarli, é essenziale. Non dimentichiamo che noi ci raffiguriamo sempre quello che facciamo o stiamo per fare e ne visualizziamo i risultati, per cui la questione non é se ma come e che cosa andiamo ad immaginare; si tratta di farlo a ragion veduta, come parte integrante di un processo conscio di autoregolazione, anziché lasciarlo al caso, nel bene o nel male.

 

L’importanza di un atteggiamento positivo

Un atteggiamento positivo verso il trattamento sentito come un autentico aiuto al benessere del proprio corpo, anche se sul momento può essere molto duro da sopportare, é assai importante. Con i miei pazienti paragono il trattamento a una squadra di pronto intervento chiamata per un’emergenza: non viene per restare sul posto, ma il suo aiuto é indispensabile in caso di necessità. Le terapie in uso sono gli agenti più efficaci che la scienza medica può offrire contro quel tipo specifico di cancro. Per quanto dure possano essere verso l’insieme dell’organismo, va ricordato che le cellule sane sono forti e adattabili, capaci di resistere all’aggressione e di riparare il danno, mentre le cellule cancerose sono fragili e disorientate, incapaci di sopravvivere al trattamento.

E’ di grande aiuto per il paziente una visualizzazione positiva della terapia e dei suoi effetti mentre visi sottopone. Fra le indicazioni utili c’é quella di un’adeguata preparazione emotiva al trattamento - per esempio, ascoltare una cassetta con uno dei brani di musica preferiti - e durante la terapia accogliere nel proprio corpo le radiazioni o i farmaci come un aiuto potente. Ancora una volta, le migliori visualizzazioni sono quelle che i pazienti si creano da soli, ma nella mia esperienza professionale ho notato che in questo caso ci vuole un maggiore aiuto esterno, probabilmente perché il trattamento non é un processo intrinseco all’organismo e quindi non "noto" alla parte inconscia del cervello.