L.K.Zelter (coordinatrice)A;Altman,

D.Cohen, S.LeBaron, E.L.Maunuksela

e N.L.Schechter

 

Rapporto della commissione

sul trattamento del dolore

associato alle procedure

in oncologia pediatrica


L’obiettivo ideale, per quanto riguarda il dolore nelle procedure pediatriche, é fari sì che queste siano accettate senza disagio dal bambino e dai suoi genitori.

Il segno che l’obiettivo é raggiunto si ha quando il bambino non mostra paura della prossima procedura: non basta riuscire a farlo star buono durante le procedure dolorose.

Si tratta spesso di una meta difficile da raggiungere interamente, ma almeno un tentativo in questo senso va tenuto presente come parte integrante di uno standard adeguato di cure mediche.

L’impostazione di questo rapporto é di tipo evolutivo, con indicazioni specifiche per cinque fasce d’età: da 0 a 6 mesi, da 6 mesi a 2 anni, da 2 a 5 anni, da 5 a 12 anni e dai 12 in su.

Per primi trattiamo i principi generali di prevenzione e trattamento del dolore (tab.5). Le procedure dolorose comprendono aspirazione e biopsia del midollo osseo (tab.6), puntura lombare (tab.7) e tutte le punture d’ago, come iniezioni endovenose e intramuscolari, flebotomia, prelievi dal polpastrello, incisioni del tallone, suture (tab.8).

Prenderemo in esame anche le procedure diagnostiche e terapeutiche non dolorose di tipo radiologico che richiedono la collaborazione del paziente per mantenere l’immobilità (p.es. TAC, RMN, radioterapia: tab.9).

 

Principi generali

Ci sono vari principi operativi che valgono per tutte le fasce d’età e per tutte le procedure. Questi punti devono essere messi in rilievo perché attualmente le procedure pediatriche in molti ospedali e reparti oncologici non sono gestite e condotte in maniera organizzata.

Da un sondaggio sui principali centri di oncologia pediatrica risulta che il 75% di essi non ha un protocollo definito per il trattamento del dolore (Hickman e Coll., 1988, manoscritto inedito).

Dei Centri che prevedono un protocollo standard, la maggior parte raccomanda l’uso di DFT (Demerol, Fenergan, Torazina), una combinazione che presenta un’alta incidenza di effetti collaterali.

Altri protocolli piuttosto comuni contemplano l’uso di cloralio idrato e diazepam, che sono sedativi senza alcuna proprietà analgesica.

A misure specifiche per controllare il dolore e l’ansia, a parte un anestetico locale, si pensa spesso in ritardo, di solito quando ormai il bambino é diventato intrattabile.

Noi pensiamo che le procedure per far fronte al dolore e all’ansia in oncologia pediatrica debbano considerarsi parte integrante del protocollo diagnostico e terapeutico a partire dal processo di diagnosi.

Valutazione e piano di prevenzione e trattamento del dolore devono rientrare nella "prima linea" d’intervento.

Il processo diagnostico non dev’essere così spiacevole e spaventoso da creare nel bambino paura nei confronti del successivo trattamento.

Per questa ragione raccomandiamo di preparare adeguatamente il bambino e i genitori a tutte le procedure diagnostiche e di predisporre massiccia sedazione farmacologica e drastici provvedimenti analgesici per l’iniziale aspirazione di midollo e puntura lombare.

La prima esperienza "prepara la scena" alle successive reazioni del bambino ai contatti con il personale sanitario, e recuperare la sua fiducia in seguito richiede più tempo e fatica di quelli spesi nella programmazione e preparazione iniziale.

Per esempio, dev’esserci coordinamento nelle analisi del sangue per ridurre al minimo il numero dei prelievi. Quando é possibile, raccomandiamo di rinviare l’aspirazione di midollo osseo in sede di diagnosi finché non sia assicurata la presenza dell’anestesista per procedere ad anestesia generale o appropriata sedazione profonda.

E’ ormai dimostrato da numerosi studi che tecniche psicologico/comportamentali possono ridurre sensibilmente nei bambini il dolore e l’ansia in occasione di procedure particolarmente spiacevoli (tab.10).

Quindi la preparazione psicologica del bambino e dei genitori alle procedure diagnostiche e terapeutiche deve diventare parte integrante della fase di "induzione" del trattamento.

Nella preparazione rientrano le informazioni circa la procedura imminente, fornite in termini adeguati all’età, e le indicazioni da offrire al bambino e ai genitori perché sappiano come comportarsi per far fronte alla situazione durante la procedura.

Inoltre, é bene dar loro modo di esercitarsi per ripassare quello che hanno imparato prima della procedura vera e propria (preferibilmente in un giorno diverso), in modo da accrescere la loro fiducia nella propria capacità di venire a capo della situazione.

Ciò in particolare significa che il coordinamento dei tempi per i vari interventi diagnostici e terapeutici deve lasciar spazio sufficiente alla preparazione psicologica che non può essere improvvisata all’ultimo momento.

Le ricerche disponibili su questo tema indicano che i genitori sanno prevedere come se la caverà il bambino di fronte a procedure dolorose: le loro previsioni devono essere introdotte come variabile si cui tener conto nel piano di assistenza.

Se si vuole che un adeguato controllo farmacologico del dolore sia garantito dai servizi ospedalieri e ambulatoriali in cui si svolgono le procedure, é necessario soddisfare a certi requisiti.

Questi seguono in sostanza le indicazioni per la sedazione senza perdita di coscienza pubblicate dalla American Academy of Pediatrics 12, che prevedono fra l’altro: ossigeno (verificato per accertarne il funzionamento), aspirazione, sacca autogonfiante di rianimazione, naloxone e gli altri opportuni apparati di rianimazione. Un ossimetro da polso é indicato per i bambini trattati con sedativi e/o analgesici.

Inoltre, un operatore sanitario non direttamente impegnato nella procedura deve avere il compito di sorvegliare il bambino dal momento della somministrazione fino al termine dell’effetto sedativo o analgesico, con particolare attenzione al livello di coscienza, al ritmo e sforzo respiratorio, alla pigmentazione della pelle e alla saturazione di ossigeno.

L’aspirazione del midollo osseo o la puntura lombare non devono mai essere praticate nel letto del bambino, e l’ambiente in cui si svolge la procedura dev’essere relativamente calmo.

IN particolare, gli adulti devono parlare a bassa voce fra loro e col bambino (a questo proposito può essere utile una musica di sottofondo che eserciti un’azione calmante sugli adulti).

Ai genitori si deve chiedere se desiderano accompagnare il bambino nella sala del trattamento impartendo loro le necessarie istruzioni di comportamento: dal contatto fisico col bambino (come richiesta minima) fino alla partecipazione attiva alla procedura.

Se il genitore preferisce non entrare, si deve designare un "sostituto genitoriale" incaricato di sostenere il bambino durante la procedura.

Dal continuo scambio d’idee col bambino e i genitori nel corso di tutto il trattamento oltre all’osservazione del bambino durante la somministrazione della chemioterapia e in occasione dei prelievi di sangue, emergeranno o dati necessari per determinare il miglior approccio al dolore e all’ansia nei singoli casi (approccio che può cambiare col tempo anche con lo stesso paziente).

Chi segue le procedure diagnostiche deve possedere una specifica competenza documentata. Non é corretto verso il bambino e i suoi genitori affidare la procedura ad uno studente di medicina o ad un ausiliario del tutto privo di esperienza, cui si devono spiegare tutti i singoli passaggi, mentre opera su un bambino che forse dovrà affrontare molte procedure analoghe in futuro.

Prima di procedere sul paziente si devono usare modelli anatomici nell’ambito di formali sedute didattiche; il metodo "una volta lo vedi, una volta lo fai, una volta l’insegni" non può più bastare se vogliamo migliorare la qualità della vista per i bambini malati.

Noi crediamo che inutili traumi quotidiani dovuti a numerosi piccoli interventi eseguiti quotidianamente sui bambini in ospedale (p.es., introdurre la flebo, prelevare il sangue) possano essere ridotti con un’adeguata preparazione del personale e pensiamo che non sia etico fare pratica sui bambini.

Inoltre, é seriamente discutibile l’opportunità in assoluto che sia un ausiliario ad eseguire aspirazioni del midollo osseo.

Queste procedure devono essere affidate esclusivamente ad infermiere specificatamente addestrate, borsisti in oncologia, od oncologi che le pratichino con frequenza.

Riassumendo, pensiamo che il disagio associato alle procedure diagnostiche sia un problema che dev’essere affrontato in maniera rigorosa.

Interventi farmacologici r/o comportamentali devono esser presi in considerazione e individualizzati per ciascun bambino.

In generale, si raccomanda un approccio farmacologico aggressivo per la prima procedura diagnostica, in modo da ridurre al minimo l’esperienza negativa del primo impatto con la malattia e l’ospedalizzazione.

Il personale dev’essere adeguatamente preparato e l’ambiente modificato opportunamente. Con questa impostazione il carico che queste procedure comportano, per il bambino, i suoi familiari e lo stesso personale e sanitario, può essere sensibilmente ridotto.

 

Priorità di ricerca suggerite

dalle tre commissioni

I seguenti sono i temi prioritari per le ricerche future nel campo del dolore in oncologia pediatrica.

Valutazione e metodologia

1. Ricerca sulla descrizione, diffusione e correlati del dolore in oncologia pediatrica.

2. Valutazione degli effetti di corsi e seminari sul dolore del cancro nei bambini, ai fini della pratica professionale.

3. Sviluppo di protocolli operativi a garanzia della qualità degli interventi, e valutazione del loro impatto sul trattamento del dolore nei bambini malati di cancro.

4. Ulteriore perfezionamento e validazione degli strumenti in misura del dolore in oncologia pediatrica.

 

Dolore connesso alla malattia

1. Sviluppo di sistemi più pratici di somministrazione di farmaci, compresa l’applicazione transdermica.

2. Sviluppo di nuovi analgesici che assicurino sollievo dal dolore intenso con meno effetti collaterali degli oppioidi attualmente disponibili. In particolare, agenti capaci di alleviare il dolore grave producendo meno depressione respiratoria sarebbero utilissimi per i lattanti e per i pazienti con riserva respiratoria ridotta.

3. Sviluppo di agenti più efficaci per far fronte agli effetti collaterali: per esempio, antiemetici per i pazienti che non tollerano fenotiazine o butirrofenoni, i antipruritici per i casi refrattari agli antistaminici.

4. Confronto fra analgesici orali ad azione breve e a lunga nei bambini.

5. Studio sull’importanza del dolore neuropatico nel cancro dei bambini e confronti dei vari trattamenti del dolore neuropatico, compresi triciclici e anticomiziali.

 

Dolore connesso alle procedure

1. Anestesia locale

a. Quando si deve usare l’anestesia locale ?

b. Quali anestetici locali sono più efficaci ?

c. Le creme anestetiche sono efficaci ?

d. Qual’é la praticabilità ed efficacia della ionoforesi di lidocaina e di altri metodi di somministrazione di anestetico locale, compresa la lidocaina tamponata ?

2. Infezione

a. C’é una maggiore incidenza d’infezione praticando tutti i prelievi di sangue da una linea centrale ?

b. Gli anestetici rettali aumentano il rischio di infezione nei pazienti neutropenici ?

3. Inalanti/sedativi/analgesici

a. Qual’é l’efficacia dell’ossido di azoto per le diverse procedure ? Quanto sono adeguate le tecniche di deossidazione per determinare la concentrazione di ossido di azoto nell’aria ambiente ? Qual’é il livello di sicurezza per il paziente e per l’operatore, quanto alla tossicità sul midollo osseo ?

b. I nuovi oppioidi ad azione rapida sono efficaci per le procedure diagnostiche ?

c. Qual’é la sicurezza ed efficacia di altri sistemi di somministrazione degli oppioidi (p.es., orale transmucosa)?

d. L’innocuità del midazolam si riduce combinandolo con oppioidi per le procedure nei bambini ?

e. Quali sono per fasce d’età l’incidenza degli effetti collaterali e dosaggi, tempi e vie di somministrazione, quando si usano in combinazione sedativi e oppioidi IV ?

4. Intervento comportamentale

a. Quali sono i modi più efficaci per insegnare ai medici, infermiere e genitori le tecniche di valutazione ed intervento comportamentale ?

b. Come si possono integrare nel piano di lavoro corrente di un servizio sovraccarico e di un reparto ospedaliero i metodi di valutazione e terapia comportamentale ?

c. Come si possono individuare preventivamente i bambini a rischio di grave disagio psicologico a fronte delle procedure mediche ?

d. E’ possibile elaborare profili di rischio per predire il tipo d’intervento comportamentale e/o farmacologico più efficace per il singolo bambino ?

 

Sommario

1. I bambini di tutte le età sono esposti al dolore da cancro, causato non solo dalla malattia in sé ma anche dalle procedure e trattamenti connessi.

2. I bambini malati di cancro devono essere assistiti, se possibile, in un ambiente medico centrato sul bambino, dotato di operatori che si trovano a loro agio lavorando coi bambini e fornito di materiali adatti alle varie fasce d’età.

3. L’esperienza del dolore é anche soggettiva e non necessariamente correlata all’entità del danno tissulare. Il dolore provato dal singolo individuo é il risultato dell’interazione fra danno dei tessuti e numerose variabili individuali. In conseguenza, non esiste una quantità "giusta" di dolore per una lesione data: la quantità giusta é quella che il paziente denuncia.

4. Il dolore dev’essere valutato sistematicamente, come procedimento di routine, in tutti i bambini in trattamento per cancro.

5. Le tecniche di valutazione devono tener conto del livello evolutivo e del tipo di personalità del bambino. Scale di valutazione soggettiva, osservazione comportamentale e indici fisiologici sono spesso usati. Il dolore lamentato dal bambino dev’essere accettato per vero.

6. Una lista di problemi del dolore dev’essere parte integrante della cartella clinica.

7. La terapia anticancro é un aspetto essenziale del controllo del dolore in oncologia pediatrica. Tuttavia, finché non comincia a dare i suoi effetti é essenziale il trattamento sintomatico del dolore.

8. Il dolore associato alle procedure diagnostiche iniziali dev’essere trattato con interventi farmacologici aggressivi.

Nelle procedure successive gli interventi si devono basare sulla risposta del bambino alla procedura iniziale, sul decorso della malattia e sul giudizio dei genitori circa i bisogni del bambino.

9. I metodi comportamentali devono essere introdotti fino dall’inizio e contemplati per tutto il corso della malattia.

10.Una scaletta farmacologica, simile a quella prevista per gli adulti, dev’essere usata con i bambini. Il dolore lieve dev’essere trattato con un non oppioide, il dolore moderato con un non oppioide e un oppioide debole, il dolore grave con un oppioide potente. farmaci coadiuvanti hanno la funzione dei alleviare sintomi specifici a tutti i livelli della scaletta farmacologica. Il medico deve avere familiarità con i dosaggi pediatrici di numerosi oppioidi, non oppioidi e coadiuvanti.

11. La via orale é la preferita per la somministrazione di farmaci nei bambini. Se non é praticabile, si deve prendere in considerazione la via endovenosa.

12. Gli analgesici devono essere somministrati secondo un orario prestabilito, non "secondo necessità".

13. I timori di tossicodipendenza non devono avere alcuna influenza sull’uso di oppioidi potenti nei bambini malati di cancro.

14. I genitori devono essere informati e coinvolti in tutte le fasi del trattamento

15. Il controllo del dolore dev’essere considerato un elemento fra quelli che garantiscono la qualità delle cure mediche, un ulteriore indicatore del livello qualitativo dell’assistenza sanitaria erogata. Aumentando i tassi di sopravvivenza in oncologia pediatrica, é attualmente necessaria una maggior attenzione al controllo dei sintomi. Usando le tecniche disponibili, é possibile far fronte con successo al dolore del cancro nella stragrande maggioranza dei casi, riducendo così il carico di sofferenza per il bambino e la sua famiglia.

 

BIBLIOGRAFIA

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4. Fitzgerald M., Shaw A., Macintosh N. "Postnatal development of the cutaneous flexor reflex:; comparative study of preterm infants and newborn rat pups" Dev.Med.Child NEurol. 1988, 30:520-526

5. Beyer J., Wells N. "Assessment pf pain in Children" : Pediatr Clin North Am. 1989, 36:387-854

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Testi suggeriti

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TABELLA 1 - Fattori esacerbanti del dolore nei bambini

____________________________________________________

Fattori intrinseci

Ansia, depressione e paura

Esperienza precedente il dolore trattato inadeguatamente

Perdita di controllo

Esperienza di altri sintomi sgradevoli (nausea, affaticamento, dispnea)

Interpretazione negativa della situazione

Fattori estrinseci

Ansia e paura dei genitori o fratelli

Prognosi infausta

Trattamenti invasivi

Genitori che incoraggiano reazioni eccessivamente contenute (stoicismo) o esageratamente vivaci al dolore

Trattamento inadeguato del dolore da parte del personale sanitario

Ambiente noioso o inadatto all’età

 

TABELLA 2 - Indizi comportamentali del dolore

____________________________________________________

Comportamento

Assente

Presente

     

Pianto

q

q

Agitazione, irritabilità

q

q

Ritiro dell’interazione sociale

q

q

Disturbi del sonno

q

q

Smorfie del viso

q

q

Posture difensive

q

q

Difficile consolabilità

q

q

Disappetenza

q

q

riduzione dell’attività ludica

q

q

Riduzione dell’attenzione

q

q

 

TABELLA 3 - Età e misure dell’intensità del dolore *

____________________________________________________

Età

Misure soggettive

Misure comportamentali

Misure fisiologiche

0-3 anni

Non disponibili

Di primaria importanza

Di secondaria importanza

3-6 anni

Disponibili scale specializzate per età

Primarie se le misure soggettive non sono disponibili

Di secondaria importanza

> 6 anni

Di primaria importanza

Di secondaria importanza

 

 

* Le misure del dolore nei bambini sono passate in rassegna da Beyer e Wells 5, McGrath e Unruth 6 , McGrath 7 e Ross e Ross 8.

 

TABELLA 4 - Dosi iniziali consigliate di analgesico *

____________________________________________________

Farmaco

Dose, via e frequenza

   

Acetaminofen

10-15 mg/kg PO q4h **

15-20 mg/kg PR q4h

   

Aspirina

10-15 mg/kg PO q4h

(dosi maggiori per condizioni infiammatorie)

   

Salicilato di magnesio + colina

10-15 mg/kg PO q6-8h

   

Codeina

0,5-1 mg/kg PO q4h

   

Fentanil

0,5-2 mg/kg IV q1-2h

   

Ibuprofen

4-10 mg/kg PO q6-8h

   

Imipramina

Cominciare con 0,2 mg/kg qhs; aumentare prn in 2-3 settimane fino a 1-3 mg/kg qhs

   

Morfina

0,05-0,06 mg/k/h mg/kg o SC continua

0,08-0,1 mg/kg IV q2h

0,1-0,15 mg/kg IM/SC q3-4h

0,2-0,4 mg/kg PO q4h

   

Morfina a lenta azione (Ms-Contin)

0,3-0,6 mg/kg PO q12h

0,8-1,3 mg/kg IM/SC q3-4h

   

Metadone

0,1-mg/kgIV o PO q4h inizialmente

per 2-3 dosi, poi q6-12h***

0,1 mg/kg PO q4-12h

   

Naproxen

5-7 mg/kg PO q8-12h

   

Tolmetin

5-7 mg/kg PO q6-8h

* Per tutti i farmaci le dosi devono essere modificate secondo le circostanze individuali. Molti di questi agenti non sono specificatamente approvati per uso pediatrico e certe dosi si basano su estrapolazioni dalla letteratura su pazienti adulti o da esperienza inedite. Per i lattanti non intubati sotto i 3 mesi, le dosi iniziali di oppioide devono essere ridotte a circa un quarto - un terzo delle dosi consigliate per kg di peso corporeo e la somministrazione deve avvenire in una sede che permetta osservazione ravvicinata e immediato intervento. Per il trattamento del dolore acuto in corso o del dolore da cancro, i dosaggi di oppioide devono essere aumentati regolarmente fino a raggiungere adeguato sollievo o nei limiti consentiti dagli effetti collaterali, comprese sonnolenza e depressione respiratoria.

** Abbreviazioni: PO=per bocca, PR=per via rettale, IV=endovenosa, SC=sottocutanea, IM=intramuscolare, q..h=ogni..ore, qhs=ogni ora di sonno, prn=secondo necessità.

*** Il metadone esige un dosaggio molto attento per una somministrazione ottimale. Se sopravviene sonnolenza, estendere l’intervallo fra le dosi o ridurre la dose.

 

TABELLA 5 - Principi generali per affrontare il dolore e l’ansia delle procedure mediche

____________________________________________________

1. Preparazione del bambino e dei genitori, con incarichi specifici ai genitori.

2. Trattamento massiccio del dolore e dell’ansia per la procedura iniziale, in modo da ridurre lo sviluppo successivo di ansie anticipatorie.

3. Adeguata conoscenza del trattamento comportamentale e farmacologico del dolore acuto e dell’ansia da parte degli operatori responsabili delle procedure.

4. Adeguato monitoraggio e apparecchi di rianimazione nella sala di trattamento.

5. Adeguata competenza operativa in chi deve seguire le procedure.

6. Osservazione continua del bambino per valutare l’efficacia del trattamento per l’ansia e il dolore.

7. Creazione di un ambiente il più possibile gradevole nella sala di trattamento.

 

TABELLA 6 - Aspirazioni di midollo osseo *

____________________________________________________

 

Raccomandazioni

   

0-6 mesi

I. La procedura dev’essere eseguita sul bambino dopo opportuno "riscaldamento" e quando é tranquillo (cioé non mentre piange subito dopo un’altra procedura).

 

II. Anestesia locale con lidocaina all’1%

 

III. Uso di un ago da puntura lombare.

 

IV. L’uso di oppioidi e sedativi per analgesia e sedazione senza perdita di coscienza é difficile in questa fascia d’età. Altre ricerche sono necessarie prima di poter formulare indicazioni certe. Se gli analgesici sono ritenuti necessari, prendere in considerazione piccole dosi di farmaci singoli (non in combinazione con altri).

   

6-24 mesi

I. Preparazione. Il genitore deve portare il bambino nella sala di trattamento e mantenere con lui contatto fisico e visivo durante la procedura. Il genitore può essere invitato a parlargli con tono consolatorio e a carezzarlo o massaggiarlo in una parte del corpo.

 

II. Introdurre l’ago IV se non é già presente

 

III. Per assicurare adeguato controllo del dolore é necessaria anestesia generale, o sedazione cosciente con sedativi, oppioidi e anestesia locale.

A. Sedativi

1. Diazepam 0,2 mg/kg (massimo 10 mg per os 45-60 minuti prima della procedura (il Diazepam provoca bruciore se somministrato IV) oppure:

2. Midazolam 0,2-0,4 mg/kg fino a un massimo di 30-45 minuti o 0,05 mg/kg IV 3 minuti prima della procedura.

B. Oppioidi

1. Solfato di morfina 0,05-0,10 mg/kg IV per 1-2 minuti somministrata 5 minuti prima della procedura (in questo tempo si può detergere, disinfettare, ecc. la zona). oppure

2. Fentanil 1-2 mg/kg (0,001-0,002 mg/kg IV 3 minuti prima della procedura, oppure

3. Meperidina (in mancanza di morfina o fentanil) 0,5-1,0 mg/kg IV per 1-2 minuti somministrata 2-5 minuti prima della procedura.

4. Con gli oppioidi suddetti, metà della dose iniziale può essere ripetuta se il bambino non appare sufficientemente sedato durante l’iniezione di anestetico locale.

C. Anestetico locale: 1% lidocaina lentamente con somministrazione intradermica e poi sottocutanea fino al periosteo, attendere 4-5 minuti.

IV. Dopo la procedura il bambino dev’essere disteso sul fianco, osservato e dimesso solo quando ha ripreso piena coscienza (cfr. indicazioni della American Academy of Pediatrics 12); un’infermiera deve sorvegliare il bambini fino al momento in cui può essere risvegliato senza difficoltà. Il monitoraggio della saturazione di ossigeno deve continuare durante il periodo di ripresa. Somministrare ossigeno supplementare se la saturazione di ossigeno é inferiore al 95%.

V. Se i tentativi di sedazione senza perdita di coscienza sono insufficienti, contemplare l’anestesia generale.

2-5 anni I. Preparazione ambientale/psicologica:

A. Cfr. 6-24 mesi per quanto riguarda la presenza del genitore.

B. Preparazione. Giochi ed esercizi preparatori con modelli animali di pezza e bambole possono essere usati per informare il bambino su quello che lo aspetta e quello che ci si aspetta da lui (opportunamente istruiti, possono farlo l’animatrice, i genitori, l’infermiera, ecc.)

C. Mobilitare le capacità di adattamento e difesa. Sono necessari progetti concreti per facilitare la distrazione: libri animati, bolle di sapone, giocattoli, bambole, ecc. Per integrare la distrazione si può ricorrere ai giochi di fantasia (specialmente a 4-5 anni).

II. Per tutte le AMO sono indicate misure farmacologiche, coadiuvante dagli interventi psicologici.

III. Per l’intervento farmacologico attenersi alle indicazioni esposte sopra (6-24 mesi). L’anestesia generale va contemplata se falliscono gli interventi psicologici e i tentativi di sedazione cosciente.

5-12 anni I. Prima AMO. Sedazione e analgesia IV o anestesia generale. Le dosi consigliate di sedativi e analgesici sono indicate sopra. Con i preadolescenti si devono usare come dosi iniziali le più basse raccomandate, aggiustando poi, se necessario, il dosaggio fino a raggiungere l’effetto.

II. Successive AMO. Si deve cercare di individualizzare l’approccio per i singoli pazienti. Ad alcuni bambini basta l’intervento comportamentale (con anestesia locale), mentre altri continuano ad aver bisogno di sostegno farmacologico.

III. Se non é stato usato un sedativo per via orale, ma subito prima della procedura si pone la necessità di sedazione, si possono somministrare IV i seguenti prodotti:

A. Midazolam: 0,05 mg/kg 3-4 minuti prima dell’AMO; se necessario ripetere x 2.

B. Diazepam: 0,1 mg/kg 3-5 minuti prima dell’AMO (somministrare IV solo se c’é linea centrale); se necessario ripetere x 2.

C. Pentobarbital: 2 mg/kg 5-10 minuti prima dell’AMO; se necessario ripetere x 1.

Adolescenti I. Come per l’età scolastica , ma le dosi massime di sedazione/analgesia devono

(12 anni e oltre limitarsi alle seguenti:

o puberi)

A. Benzodiazepine

1. Diazepam: per os 10 mg, IV 5 mg; si può ripetere mezza dose

2. Midazolam: 0,5 mg IV ogni 3-4 minuti, fino ad effetto.

3. Triazolam: compressa da 0,25 mg per os.

B. Oppioidi

1. Solfato di morfina: 3-4 mg IV; ripetere dopo 5 minuti se necessario.

2. Fentanil: 25_50 mg IV (0,025-0,05 mg) (0,5-1 ml di soluzione a 50 mg/ml); la dose intera può essere ripetuta dopo 5 minuti se necessario: in caso di bisogno, ripetere 4-5 volte con 25 mg a intervalli di 5 minuti.

3. Meperidina: 40 mg IV ripetuta 1-2 volte a intervalli di 5 minuti.

C. Barbiturici: pentobarbital (Nembutal) 100 mg IV o la stessa dose per os, se il piano prevede AMO e altre procedure, richiedendo sedazione prolungata.

II. Incoraggiare maggiore partecipazione da parte dell’adolescente nelle decisioni sul trattamento del dolore durante la procedura e offrirgli occasioni di apprendere metodi comportamentali, compresi esercizi preparatori di ripasso.

* Il protocollo si applica anche ad altre procedure invasive, come asportazione di Broviac, incisione e drenaggio.

+ Abbreviazioni: IV=endovena; AMO=Aspirazione di midollo osseo.

 

 

TABELLA 7 - Puntura lombare

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0-6 mesi

1. La procedura dev’essere eseguita dopo opportuno "riscaldamento" e quando il bambino é tranquillo (cioé non mentre piange subito dopo un’altra procedura)

2. Anestesia locale con lidocaina 1%

3. L’uso di oppioidi e sedativi per ottenere sedazione senza perdita di coscienza é difficile a questa età. Sono necessari altri studi prima di poter formulare indicazioni certe. Se gli analgesici sono ritenuti necessari, contemplare l’uso di piccole dosi di farmaci singoli (non in combinazione con altri).

6-24 mesi

1. Preparazione. Un genitore deve portare il bambino nella sala di trattamento e mantenere il contatto fisico durante la procedura. Il genitore può essere incoraggiato a parlargli con tono consolante e accarezzarlo o massaggiarlo in una parte del corpo.

2. Usare un anestetico locale. Somministrare lidocaina all’1% intradermica e poi sottocutanea, aspettando 4-5 minuti prima di introdurre l’ago per la puntura lombare.

3. Se si ritengono necessarie sedazione e analgesia, le indicazioni sono le stesse della tab.6 per questa fascia d’età.

4. Collegare all’ago un raccordo flessibile per facilitare l’iniezione intratecale di farmaci.

2-5 anni

1. La preparazione dev’essere prevista per tutti i bambini in questa fascia d’età. Oltre a mantenere il contatto fisico e verbale col bambino durante tutta la procedura, il genitore può essere incoraggiato a servirsi di favole, libri animati, bolle di sapone e bambole per favorire la distrazione. Dai 3 ai 5 anni può essere utile anche preparare in anticipo il bambino su quello che lo aspetta (per maggiori dettagli, cfr. tab.10).

2. Per indicazioni orientative sulla necessità di sedazione, servirsi del comportamento passato durante altre procedure e della previsione dei genitori sul grado di collaborazione e trattabilità che si aspettano dal bambino, valutato su una scala da 1 a 10.

3. Se si ricorre a sedazione, usare diazepam 0,2-0,3 mg/kg per os o preparazione endovenosa di midazolam 0,2-0,4 mg/kg per os 45 minuti prima della lombare.

4. Anestesia locale: come per la fascia d’età 6-24 mesi.

5. Se gli interventi suddetti sono inefficaci, contemplare sedazione profonda o anestesia generale con supervisione dell’anestesista.

5-12 anni

1. Per la maggioranza dei pazienti in queste fasce d’età dovrebbero bastare la preparazione psicologica e l’intervento comportamentale (combinati con la competenza tecnica dell’operatore, una postura corretta del bambino e anestesia locale).

2. Nella preparazione psicologica rientrano le informazioni in vista della procedura. L’intervento comportamentale prevede tecniche di distrazione come contare, respirazione profonda, racconto di storie, incoraggiamento alle fantasie intorno a temi familiari al bambino (spettacoli TV, animali domestici, amici, esperienze passate, ecc.). L’uso di sostegni concreti (p.es. la bambola preferita) e il ricorso alla presenza fisica e verbale dei genitori (con istruzioni specifiche) devono essere dettati dall’età e dal livello di ansia del bambino. All’adolescente deve esser data libertà di decisione circa la presenza dei genitori durante la puntura lombare.

3. La nostra impressione é che, se si ritiene necessario un intervento farmacologico, debbano bastare i sedativi (con anestesia locale). Le dosi riportate alla tab.6 sono adeguate.

TABELLA 8 - Punture: endovenose, intramuscolari, prelievi dal polpastrello, incisioni del tallone (per tutte le età)

1. Unificare il prelievo di sangue usando un catetere fisso se possibile. Se é presente una linea centrale, contemplarne l’uso per i prelievi. Tener presente il piano dell’intera giornata per non moltiplicare inutilmente le punture d’ago per prelievi e fleboclisi. Quando si sente l’introduzione in vena (specialmente con intracatetere), usare l’analgesico locale o soluzione salina intradermica per l’analgesia.

2. Con bambini di oltre due anni, avvertire di quello che si intende fare e impiegare la distrazione durante la procedura (cfr.tab.10).

3. Evitare le iniezioni intramuscolari se non sono indispensabili per la chemioterapia. Durante l’iniezione usare metodi di distrazione e controirritazione. Non somministrare mai per via intramuscolare analgesici o sedativi.

 

TABELLA 9 - Procedure non dolorose che richiedono sedazione (tutte le età)

1. Per la maggior parte dei bambini dai 5 anni in su dovrebbero bastare la preparazione psicologica e l’intervento comportamentale (cfr.tab.10), oppure:

2. Se la sedazione é necessaria, specialmente per bambini più piccoli o lattanti, usare cloralio idrato 60-75 mg/kg., ripetendo la dose fino ad un massimo di 120 mg/kg in totale se il paziente non dorme entro 30 minuti prima della procedura. Oppure:

3. Pentobarbital IV in boli di 1-3 mg/kg, fino ad un massimo di 100 mg, finché il paziente non si addormenta. Richiede ossimetria del polso e la presenza continua di un medico. Oppure:

4. Sedazione profonda o anestesia generale sotto il controllo dell’anestesista.

 

Ci sono procedure che richiedono l’immobilità, come la TAC, la RMN e gli ultrasuoni. In questi casi sono indicati interventi sia comportamentali che farmacologici, anche se può esserci maggiore difficoltà nelle fasce d’età inferiori. Un medico deve essere esplicitamente incaricato dell’assistenza. Se é necessaria la sedazione profonda dev’essere presente un operatore specificamente qualificato; in grado di sorvegliare eventuali segni di ostruzione respiratoria o di ipersedazione, di far fronte nell’immediato all’ostruzione delle vie aeree prima dell’arrivo del personale più qualificato e di osservare il paziente fino al risveglio. In questi casi é necessario il monitoraggio della saturazione di ossigeno e della pressione del sangue. Devono essere a portata di mano gli apparecchi di rianimazione e per liberare le vie aeree.

 

 

TABELLA 10 - Interventi comportamentali nelle procedure pediatriche

1. Considerazioni generali

a. La preparazione iniziale idealmente avviene un giorno in cui non si devono eseguire procedure dolorose. Deve aver luogo in una stanza tranquilla e accogliente. Tutti i bambini devono ricevere una certa preparazione iniziale. Gli interventi specifici (descritti qui sotto) dipendono dalla situazione e dal paziente.

b. IL genitore che sarà presente durante la procedura deve partecipare alla preparazione comportamentale. Gli dev’essere assegnato un compito preciso (per esempio tenere la mano del bambino). Per gli adolescenti ciò vale solo se il paziente lo richiede.

c. La risposta alle tecniche psicologiche varia molto da un giorno all’altro. Se il bambino é evidentemente troppo ansioso, arrabbiato o malato per rispondere all’intervento psicologico, si deve essere preparati ad offrirgli adeguato sollievo farmacologico, invece di prolungare inutilmente il suo malessere.

d. Queste tecniche psicologiche possono essere applicate da medici e psicologi, assistenti sociali, educatrici, animatrici e infermiere. Attualmente, informazioni su seminari di formazione e aggiornamento in queste tecniche si possono richiedere a The Society of Behavioral Pediatrics, 241 East Gravers Lane, Philadelphia, PA 19118, tel.2152489168 oppure a The Society for Clinical and Experimental Hypnosis, 128-A Kinks PArk Avenue Drive, Liverpool, NY 13090, Tel.3156527299.

2. Preparazione

a. Scoprire gli interessi del bambino, come giochi, passatempi, programmi TV e animali domestici preferiti. Questa informazione offre materiale utile per l’intervento.

b. Scoprire le aspettative e paure del bambino nei confronti della procedura.

c. Fornire informazioni cognitive (p.es., che cosa succederà).

d. Fornire informazioni sensoriali(che cosa potrà sentire).

3. Modelli

a. Un filmato che mostra un altro bambino che affronta bene la procedura.

b. Colloquio con un altro bambino che ha superato bene la stessa procedura.

4. Desensibilizzazione / esercitazione preparatoria.

Accostarsi per approssimazioni graduali alla situazione temuta, aiutando il bambino a mantenere la calma: p.es., dapprima il bambino immagina semplicemente l’aspirazione del midollo, poi ne stimola i vari passaggi nella sala di visita, in assenza di aghi, quindi, sempre senza aghi, nella sala dove avverrà la procedura.

5. Distrazione

Durante il lavoro di desensibilizzazione / esercitazione preparatoria, il bambino impara che oggetti presenti nella stanza possono aiutarlo a concentrare l’attenzione distogliendola da situazioni o pensieri che possono impaurirlo. Questi oggetti possono essere, p.es., le illustrazioni di un libro, un giocattolo interessante, o bolle di sapone. Alcuni bambini riescono a concentrare l’attenzione contando o respirando profondamente.

6. Gioco di fantasia

Aiutare il bambino a concentrare l’attenzione su attività immaginarie, p.es. immaginare di volare in un’astronave o giocare col gattino. Il "terapista" (che può essere un genitore) continua a suggerire attività es esperienze sensoriali piacevoli nel corso della fantasia: p.es., "E’ così emozionante volare nello spazio. Quante stelle vedi ?". Il metodo viene esercitato già durante la fase preparatoria di desensibilizzazione, in modo che il bambino impari ad integrare col "terapista" nel corso della fantasia. Alcuni bambini sottoposti a cannulazione endovenosa o a prelievi dal polpastrello trovano utile immaginare che la mano si é addormentata, oppure che il dolore é condotto da fili elettrici che si possono spegnere a volontà mediante un interruttore.